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San Colombano al Lambro (Milano): Castello di San Colombano al Lambro
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Il Castello di San Colombano che rappresenta si trova sul fianco settentrionale della collina omonima rappresenta il monumento più importante del borgo ed è caratterizzato da una storia molto complessa che lo ha visto al centro di innumerevoli contese e battaglie.
STORIA La zona, in virtù della sua conformazione pianeggiante e della sua ricchezza d'acqua, ha ospitato insediamenti fin dall'epoca pregallica. Il primo documento che attesta l'esistenza di un castello a San Colombano risale comunque al 1034, ma ne riferisce in un modo da cui si può dedurre che il castello esisteva già da tempo. Come fosse tale castello originario non è dato sapere, ma ancora nel 1526, quando venne demolita, esisteva una torre posta al centro della parte superiore del castello dell'epoca costruita in ciottoli di fiume che pare facesse ancora parte del castello primitivo. Intorno alla metà del dodicesimo secolo il castello venne distrutto da Federico Barbarossa, perché la famiglia milanese dei Landriani, allora proprietaria del castello, era a lui nemica. Il territorio di San Colombano passò sotto al controllo di Lodi. Già nel 1164, per volontà dello stesso Barbarossa, venne però riavviata la costruzione del castello, posto in una posizione troppo strategica per lasciarlo in rovina. Anche di questo secondo castello non è nota la struttura. Dopo la cacciata del Barbarossa il castello e il territorio tornarono sotto il controllo dei Landriani milanesi. Per tutto il tredicesimo secolo castello e territorio rimasero contesi fra Landriani e lodigiani, finché essi passarono sotto il controllo dei Visconti, che erano entrati nel conflitto a fianco dei Landriani. Nel 1302 il castello venne di nuovo, almeno parzialmente, distrutto, a causa di tumulti. Ma sempre i Visconti, nel 1338, provvidero a riportarlo in efficienza, tanto da utilizzarlo anche come prigione di stato. I Visconti attribuivano grande importanza al Castello di San Colombano, tanto da fargli assumere dimensioni comparabili a quelle dei castelli di Milano e di Pavia. Intorno al 1370 Galeazzo II Visconti cedette la sovranità diretta su San Colombano e sul suo castello a sua moglie Bianca di Savoia. Il castello attuale, nella sua struttura generale corrisponde al castello visconteo di quell'epoca, con due recinti murari saldato l'uno all'altro e la presenza di numerose torre, in origine ben 18, con quattro aventi anche funzione di ingresso. La pianta non segue quella tipica quadrangolare perchè tiene conto della conformazione irregolare del terreno su cui si trova il castello. Il recinto inferiore corrispondeva al ricetto, parte fortificata del borgo e quindi contenente numerosi edifici, quello superiore alla rocca vera e propria, con funzione prettamente militare. Nel 1396 Gian Galeazzo Visconti concedette ai certosini tutti i beni e i proventi di San Colombano, compresa la parte bassa del castello (il ricetto), più altri possedimenti limitrofi, per finanziare la costruzione della Certosa di Pavia. L'insofferenza degli abitanti del paese verso i privilegi di cui godevano i certosini crebbe però a tal punto che nel 1402 essi assalirono e saccheggiarono il castello, per poi consegnarlo a Giovanni Vignati, signore di Lodi, che ne rimase proprietario per 14 anni. Durante tale periodo il castello subì una grave decadenza, con il recinto inferiore invaso da casupole e capanne. Grazie ad un inganno, nel 1413 i Visconti riuscirono a impossessarsi nuovamente del castello. Nei decenni successivi il castello divenne il centro della vita e delle attività del borgo. Esso fu però anche al centro di accese contese fra Milano e Venezia. A partire dal 1451 i certosini iniziarono a comportarsi nei confronti degli abitanti del borgo come feudatari, accampando sempre più pretese, causando così una disputa legale che andò avanti fino alla fine del diciottesimo secolo. Nel 1513 i certosini acquistarono anche la parte alta del castello (la rocca vera e propria) e iniziarono il progressivo lento smantellamento delle strutture difensive. Ancora nel 1529 il castello affrontò però un ultimo assedio, da parte del conte Ludovico Barbiano di Belgioso per conto di Carlo V, che per breve tempo, fino alla sua morte nel 1530 ne divenne proprietario. Dopo di ciò il castello passò definitivamente sotto il controllo dei certosini, anche perché la sua funzione militare era ormai venuta a mancare. Nel 1575 venne creato nel cortile del castello un oratorio dedicato a Maria Maddalena riadattando costruzioni già presenti. Le pareti vennero riccamente decorate con affreschi di Bernardino Campi. Purtroppo esso venne poi abbattuto nel diciannovesimo secolo (vedi sotto). Nel 1714 il castello, come pure l'intera Lombardia, passò sotto il controllo degli austriaci, che fra il 1760 e il 1776 fecero demolire le case all'interno del ricetto. Con la soppressione dell'ordine dei Certosini nel 1782, Giuseppe II d'Austria affidò il castello al suo plenipotenziario nei Paesi Bassi, Ludovico Barbiano di Belgioioso, omonimo di chi aveva per l'ultima volta assediato il castello, e ai suoi discendenti. I Belgioiso apportarono molte modifiche al complesso, che si configurava ormai come una residenza nobiliare: - Vennero demolite molte case e costruzioni all'interno del ricetto, creando un'ampia area a parco all'inglese. - Venne creato un teatro - Venne purtroppo demolito l'oratorio, anche una parte del ciclo pittorico venne salvato e si trova oggi in parte nella chiesa parrocchiale del paese e in parte a Milano nella Pinacoteca di Brera. - Venne rinnovata rifatta la corte, con la costruzione di un corpo di fabbrica a C a due piani. - Le sale interne vennero decorate in stile neogotico. - Intorno al castello vennero piantati dei vigneti Il castello divenne in questo modo una residenza estiva, con la gestione demandata ad un fattore. Nel 1875 il castello venne annoverato fra i Monumenti Nazionali. Nel 1943 morì l'ultimo principe, Emilio Barbiano di Belgioso d'Este e, per volontà della moglie, gli spazi del castello vennero donati all'Università Cattolica di Milano per farne un educandato. Alla morte delle principessa nel 1951 l'università divenne proprietaria a tutti gli effetti del castello, che però decise di venderlo perché non in grado di ottemperare alle volontà della principessa Belgioioso. I nuovi proprietari devastarono però il parco tagliando gran parte degli alberi, tanto che il castello venne riassegnato all'Università Cattolica. Essa lo rivendette una seconda volta, questa volta alla Parrocchia di San Colombano. Gran parte della parte bassa del castello venne rivenduta a privati che purtroppo demolirono una parte delle case del ricetto, mutilando la testimonianza storica dell'unico ricetto lombardo ancora esistente. Alla fine degli anni '80 del secolo scorso la parrocchia vendette la sua parte di castello al Comune di San Colombano, che si è poi impegnato ad effettuare lavori di restauro e a trasformare in parco pubblico la parte a bosco. A partire dal 2008 è stata finalmente resa visitabile la parte nobile del castello con le sue sale neogotiche.
STRUTTURA Il complesso del castello è troppo amplio e articolato per descrivere tutto in dettaglio. Per questo si rimanda al volumetto Il Castello di San Colombano al Lambro acquistabile in loco. Qui ci si limiterà ad un elenco per punti delle parti principali e ad una descrizione delle sale interne più significative.
1. Torre di ingresso (Torre nord) (Fig. 1): Rappresenta l'ingresso principale al complesso. Sono ancora visibili lo stemma dei Visconti e gli incassi in cui si inserivano le travi per il sollevamento del ponte levatoio. A fianco del ponte principale, destinato ai carri, vi era una ponticella per le persone. Originariamente era presente, nell'attuale piazza, ad ulteriore protezione, un rivellino. 2. Corte: L'edificio a due piani che oggi domina la corte risale al diciannovesimo secolo e venne realizzato dai Belgioioso. L'interno è in larga parte in stile neogotico ed è visitabile. 3. Torre di ingresso ovest: Ha struttura simile alla torre nord. Lo stemma visconteo venne qui sostituito con quello dell'ordine certosino. A partire dal periodo certosino assunse anche funzione abitativa. 4. Parco: Quello che resta del parco all'inglese realizzato dai Belgioioso nel diciannovesimo secolo. 5. Pozzo: Uno dei pozzi che servivano l'antico ricetto. 6. Mura ovest: Seguono l'andamento collinare e presentano una base a scarpa e una merlatura ghibellina. Sono scandite da torri quadrate aperte verso l'interno del complesso. 7. Torre Mirabello (o Petrarca): E' dedicata alla memoria di Francesco Petrarca, che dimorò nel castello, ospite dei Visconti, nell'Ottobre del 1353. 8. Torre Sporta (o di Bona di Savoia): Grazie alla sua posizione, rafforzava la difesa del lato ovest del castello. 9. Rocca: Oggi di proprietà privata. E' la parte del complesso che per lungo tempo ha avuto una funzione squisitamente militare. 10. Mura est: Presentano un camminamento di ronda sostenuto da volte che sono state successivamente inglobate negli edifici del ricetto.
Di seguito la descrizione delle principali sale dell'ala ovest del fabbricato che si affaccia sulla corte, la parte aperta al pubblico (Fig. 3).
Piano Terra - Galleria d'armi: Corrisponde all'atrio della residenza principesca della famiglia Belgioioso. Comprende cinque campate decorate in stile neogotico. In essa la famiglia Belgioioso raccolse tutte le armi presenti nelle varie torri del castello. Sul portale subito a sinistra entrando è presente un bassorilievo in cotto raffigurante l'assedio del castello da parte di Ludovico Belgioiso nel 1529. - Antisala: Piccola stanza con pavimento e soffitto in legno. Le pareti sono decorate con stemmi e agli angoli del soffitto sono raffigurati gli stemmi della famiglia Belgioioso e degli altri casati che si sono succeduti nella proprietà del castello. - Sala da pranzo: Era la sala da pranzo dei principi. Anche qui il pavimento e il soffitto sono in legno. In più la metà inferiore delle pareti è rivestita da una boiserie. - Sala azzurra: Era la sala di rappresentanza. Il soffitto è a volte a padiglione, con le costolature decorate a monocromo arancione con tralci di frutta, mentre nelle aree fra di esse, evidenziate da bande azzurre, sono presenti ricche decorazioni a grottesche. Alle pareti sono presenti decorazioni a grottesche stilizzate azzurre su fondo bianco. Sala Rossa (Figura grande): Era la sala da conversazione. Deve il suo nome al colore della tappezzeria damascata. Il soffitto a volte a padiglione è abbellito da decorazioni tipicamente neogotiche, con nelle lunette tondi monocromi raffiguranti personaggi idealizzati. Il pavimento è alla veneziana. Sulla parete est è presente un affresco strappato proveniente dall'Oratorio di Maria Maddalena e raffigurante la Pietà sul Cristo morto. Esso venne dipinto da Bernardino Campi intorno al 1580. Nella parete sud vi è un camino con rivestimento in marmo di Carrara e specchio con cornice marmorea sormontato dallo stemma della famiglia. Dal centro del soffitto pende un maestoso lampadario in legno dipinto in color bronzo e vetri colorati. Sala verde: Deve il suo nome al colore che predomina sulla pareti. La volta dipinta presenta gli stemmi e le armi della famiglia Belgioioso alternati a riquadri e cornici neogotiche. Le aperture delle porte e delle finestre sono ad arco acuto. Primo piano Saletta con balconcino: Piccolo disimpegno che in origine faceva parte di uno spazio più ampio. Come la maggior parte degli ambienti presenti al primo piano era destinata agli ospiti. Sala con soffitto in legno dipinto: E' tutto ciò che resta dell'oratorio certosino dedicato a Maria Maddalena. In particolare corrisponde alla cantoria in cui era presente l'organo. Il soffitto a cassettoni è un frammento del soffitto dell'oratorio e venne realizzato da Martino Bassi e dipinto da Bernardino Campi intorno al 1580. Secondo piano Sala: Era originariamente divisa da un corridoio. La decorazione è più approssimativa che nelle altre sale. Camera da letto: Era la camera da letto dei principi. Il soffitto è abbellito da variopinti affreschi neorinascimentali a grottesche. Sono presenti due finestre a bifora realizzate nel diciannovesimo secolo che si richiamano a quelle precedenti di epoca viscontea. La sala è adibita a Pinacoteca Comunale dedicata all’artista Suzy Green Viterbo, artista nata nel 1904 a Il Cairo, in Egitto, morta nel 1999 e che visse a San Colombano per trenta anni. Bagno della principessa: Era la stanza da bagno. Negli anni '30 del secolo scorso venne dotata di impianti idraulici e di riscaldamento all'avanguardia per il tempo. Il pavimento è in cemento colorato e le pareti presentano decorazioni a finto marmo.
Vedere anche: Visita San Colombano
Categorie: Luoghi di interesse storico di interesse paesaggistico
Via Principessa Maddalena Belgioioso, 77, 20078 San Colombano al Lambro MI |
Foto aggiuntive della Castello di San Colombano al Lambro nella sezione Fotografia |