Calendario Eventi
18/919/920/921/922/923/924/9
25/926/927/928/929/930/91/10
2/103/104/105/106/107/108/10
9/1010/1011/1012/1013/1014/1015/10
Muovi il mouse sulle date evidenziate e visualizza i link!
Milanofotografo.it
Sezione Svago e Cultura
HomeSezione FotografiaSezione servizi

Certosa di Garegnano

Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Certosa di Garegnano -  Chiese / Edifici religiosi
Visualizza un altro tesoro di arte e storia di Milano:
Milano - Chiese / Edifici religiosi: Certosa di GaregnanoPrincipali stili rappresentati: Barocco

Il complesso della Certosa di Garegnano così come si può ammirare oggi è il risultato di una lunga sequenza di aggiunte e modifiche avvenute nel corso di vari secoli, in particolare del rifacimento del sedicesimo secolo.

La Certosa di Garegnano venne fondata a metà del quattordicesimo secolo per ordine di Giovanni Visconti, vescovo e signore della città, che donò ai Certosini varie sue proprietà in una zona situata a quattro km fuori dalla città, nel borgo di Garegnano. Da notare che alla devozione dei signori di Milano per l'ordine dei Certosini si deve anche la Certosa di Pavia.
La donazione, con tutti i privilegi annessi, venne ratificata nel 1350.
La prima chiesa, visitata anche da Francesco Petrarca che parlò di essa in una lettera del 1357, venne consacrata nel 1367, benché sia essa che il complesso conventuale fossero ancora incompleti.

La chiesa, dotata da un'unica navata lunga e stretta, possieda una curiosa planimetria a T rovesciata, in quanto le cappelle presenti sono poste in testa. In effetti la loro disposizione rispetto alla navata si discosta da quella abituale, in quanto non tutte sono in comunicazione diretta con essa.
Nel quindicesimo secolo venne anche costruito il tiburio ottagonale, in dimensioni e struttura molto simile a quello della Certosa di Pavia. Tipiche dell'architettura lombarda di quell'epoca sono i suoi quattro contrafforti angolari, la copertura ad ombrello e le aperture ad oculo. In effetti il tiburio è poco visibile oggi, in quanto la l'alta facciata barocca lo nasconde a chi va verso l'entrata della chiesa.
Vennero poi anche portati avanti i lavori ai due chiostri, quello grande posto dietro alla chiesa, ultimato solo nel sedicesimo secolo e disgraziatamente abbattuto 1885, e quello piccolo (Fig. 1), a destra del cortile d'ingresso e ancora oggi esistente.

Il complesso attuale si deve comunque al profondo rinnovamento dei secoli XVI e XVII secondo il gusto barocco eseguito sotto la direzione dell'ingegnere Vincenzo Seregni. La chiesa attuale venne consacrata nel 1562, quando ancora le decorazioni pittoriche, il coro, la facciata e l'atrio erano da terminare.
Tra il 1578 e il 1582 Simone Peterzano, maestro del celebre Caravaggio, decorò il presbiterio e l'abside. Sulle pareti (Fig. 3) egli raffigurò una Resurrezione, una Madonna con Bambino fra i santi Giovanni Battista, Bruno, Ambrogio e Ugo, l'Ascensione, una Natività e un'Epifania, sulla cupola angeli, sibille, profeti ed evangelisti (Fig. 4). Nel catino absidale egli rappresentò invece una crocifissione fra la Vergine e San Giovanni Evangelista. In accordo con i dettami della Controriforma tutti i personaggi sono vestiti in modo molto casto.
Nel presbiterio si nota anche il bell'altare maggiore (Fig. 7) in marmo bianco in stile con le balaustre. La sua faccia verso la navata è formata da tre pannelli a bassorilievo raffiguranti Gesù nell'orto degli ulivi e il martirio dei Santi Ippolito e Damiano.
A partire dal 1620 Daniele Crespi si occupò invece di decorare la navata, divisa in tre arcate. In essa l'artista affrescò un ciclo delle Storie di San Bruno, con episodi tratti dalla vita del santo fondatore dell'ordine cistercense. La prima scena (prima arcata a destra) raffigura Raimondo Diocres che durante il suo funerale si sarebbe alzato tre volte per annunciare la propria dannazione (Fig. 6). L'episodio avrebbe originato la conversione di San Bruno. La scena è rappresentata in molto suggestivo, con il morto caratterizzato da un incarnato di un impressionante grigio quasi marrone!
Negli scomparti geometrici della volta il Crespi ha invece raffigurato il Sacrificio di Abramo, la Maddalena portata in cielo dagli angeli, San Giovanni Battista e l'Ascensione, mentre nelle fasce trasversali sono rappresentati monaci certosini, ognuno con fisionomie e atteggiamenti suoi propri.
L'opera del Crespi si segnala per il particolare cromatismo degli affreschi, che vedono un largo uso del grigio e del viola nelle scene, in contrasto con il gialloarancio degli elementi divisori fra i vari pannelli.

La facciata
La genesi della facciata attuale (Fig. 2), a tre ordini e in chiaro stile barocco, non è chiaro. La data 1608 incisa sul portale sembrerebbe indicare che essa sia stata terminata successivamente al resto della chiesa, secondo un progetto che non sarebbe più quello originario seguito dal Seregni.
Essa è ritmata nei due ordini inferiori da coppie di paraste in granito con capitelli in pietra gialla d’Angera. Il portale è decorato con un altorilievo rappresentante il riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto.
Lateralmente all'architrave, si aprono due nicchie con San Bruno e Sant'Ugo Vescovo. Nella parte mediana, ai lati di una finestra a serliana, si aprono due nicchie con San Carlo Borromeo e Sant'Ambrogio, mentre, nella parte superiore, si trova un bassorilievo in pietra rossa d'Angera, con la Maddalena portata in cielo dagli Angeli. (Indagine conoscitiva sull'utilizzazione del patrimonio architettonico delle Certose in Italia) Completano la facciata una statua della Vergine in marmo di Candoglia, posta sull'apice del frontone, e quella di due statue di angeli ai lati di essa.

Le cappelle e gli altri spazi
La chiesa è dotata di quattro cappelle accessibili al pubblico, anche se più che di cappelle bisognerebbe parlare di vani, dato che per accedere a due di esse bisogna passare dalle altre due.
Immediatamente a sinistra dell'entrata si accede alla Cappella di San Bruno. Essa è priva di decorazioni se non per quelle associate all'altare, dotato di paliotto in scagliola e pala d'altare raffigurante San Bruno insieme a Sant'Ugo Vescovo e San Carlo Borromeo. Il dipinto è opera di Bartolomeo Roverio detto il Genovesino.

Dalla Cappella di San Bruno si accede direttamente a quella, priva di collegamento diretto con la navata, di Sant'Antonio Abate e di San Paolo eremita. Consacrata nel 1509 essa è riccamente affrescata. La pala dell'altare rappresenta la Sacra Famiglia ed è stata acquisita per donazione solo nel 1910. Essa viene attribuita a Carlo Francesco Nuvolone.
A destra dell'altare si nota una zona in cui si rende evidente come gli affreschi attualmente visibili sono stati in effetti dipinti sopra a degli affreschi più antichi, probabilmente quelli originali cinquecenteschi della cappella.

A destra dell'entrata si accede invece alla Cappella dell'Annunciazione. Nel 1771 Biagio Bellotti la affrescò in stile rococò, dipingendovi fra l'altro un ciclo dedicato ai Quindici Misteri del Rosario (per questo motivo la cappella viene anche detta "del Rosario"). Il punto di partenza per leggere gli affreschi è l'altare (sopra al quale si trova una pala d'altare dipinta nel 1596 da Enea Salmeggia detto il Talpino e raffigurante l'Annunciazione) e il senso è antiorario.
Il confronto fra gli affreschi della navata e quelli della Cappella del Rosario permette di percepire quanto in effetti lo stile del rococò settecentesco si discosti da quello del barocco seicentesco.

Dalla Cappella del Rosario si accede ad un vano allungato parallelamente alla navata, privo di affreschi. In esso sono presenti due grandi tele di scuola fiamminga raffiguranti una l'eccidio di monaci certosini del monastero di Ruremunda nelle Fiandre nel 1572, l'altra il martirio dei certosini inglesi nel 1534 ad opera di Enrico VIII. Sulla parete di fondo si nota poi un grande crocifisso, calco in gesso di un monumento funebre del 1945 di Carlo Peduzzi.

Il Bellotti decorò anche le pareti della Sala Capitolare, a destra del presbiterio, con una raffigurazione dell'eccidio dei Certosini inglesi. L’affresco nella volta raffigurante San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio è invece più antico e viene attribuito a Bernardino Zenale.
La sala capitolare ospita anche mobilio d'antiquariato di pregio.

A sinistra del presbiterio si trova invece la sagrestia. In origine essa era affrescata, ma ormai rimane ben poco degli affreschi originari.
L'altare presenta un paliotto in scagliola. Sopra di esso è collocato un affresco della fine quindicesimo inizio sedicesimo secolo raffigurante Santa Caterina da Siena tra San Bernardo da Norcia e San Bernardo da Chiaravalle. Esso costituisce l'affresco più antico della chiesa.
Alla sagrestia è poi collegata la Sala del Tesoro o delle Reliquie, ove una volta erano appunto conservate le reliquie dei santi. In essa sono presenti mobili in noce intagliato della fine del sedicesimo secolo e dell'inizio del diciassettesimo.

Occorre infine ricordare la cappella del convento delle Suore Francescane Missionarie, in posizione separata dalla chiesa, a destra del presbiterio. Una volta si pensava che in origine essa fosse il refettorio dei certosini, ma pare che in realtà essa fosse la cappella del noviziato. Essa è caratterizzata da un grande affresco del Genovesino, posto sopra all'altare e raffigurante Cristo in croce circondato da angeli, monache e monaci.

Nel 1783 il monastero di Garegnano venne soppresso in esecuzione alle leggi introdotte da Giuseppe II e la chiesa divenne chiesa parrocchiale. Gli edifici del convento vennero in parte venduti, in parte divennero l'abitazione del parroco oppure magazzini per la polvere da sparo.
Disgraziatamente nel 1885 vennero demoliti il chiostro grande e la prioria, e con la seconda andò perso anche un affresco del Crespi.

La Certosa di Garegnano è stata completamente restaurata nel 2000, in occasione del giubileo. Gli affreschi della chiesa si presentano ora in stato di conservazione quasi perfetto.

Una delle fonti utilizzate per la stesura di questa pagina è "La Certosa di Milano", libro acquistabile anche presso la certosa stessa e corredato di bellissime foto.

Altre foto alla Altre foto della Certosa di Garegnano nella sezione Fotografia di questo sito

Vedere anche: certosadimilano.com

Se sei interessato ad una visita guidata di questo monumento invia un'email!

Categorie: Chiese / Edifici religiosi


Via Garegnano 28, 20156 Milano
Foto aggiuntive della Certosa di Garegnano nella sezione Fotografia
Milano: Facciata della Certosa di Garegnano al crepuscolo
Milano: Sala capitolare nella Certosa di Garegnano
Milano: Certosa di Garegnano al crepuscolo
Milano: Interni affrescati della Certosa di Garegnano
Milano: Dettaglio degli interni affrescati della Certosa di Garegnano
Milano: Cappella laterale destra della Certosa di Garegnano
Milano: Particolare della volta della Certosa di Garegnano con affreschi di Daniele Crespi
Milano: Decorazioni sulla volta dell'abside della Certosa di Garegnano
Milano: Soffitto e pareti affrescate della Certosa di Garegnano
Milano: Certosa di Garegnano
Milano: Certosa di Garegnano
Milano: Certosa di Garegnano