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Basilica di San Simpliciano

Foto Basilica di San Simpliciano -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Basilica di San Simpliciano -  Chiese / Edifici religiosi
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Milano - Chiese / Edifici religiosi: Basilica di San SimplicianoPrincipali stili rappresentati: Romano - Paleocristiana - Romanico - Barocco

La Basilica di San Simpliciano rappresenta un monumento di straordinario valore storico e artistico e dotata di una storia molto complessa. Eppure essa è poco conosciuta presso il grande pubblico, sicuramente molto meno in particolare della Basilica di Sant'Ambrogio, pur essendo la sua importanza nei secoli simile. Forse perché di Simpliciano, successore, ma anche maestro, di Ambrogio, nonché confidente di Sant'Agostino, non è arrivato a noi alcun testo.

STORIA
La Basilica di San Simpliciano è una delle chiese più antiche di Milano. Insieme alle basiliche di San Dionigi (non più esistente), di Sant'Ambrogio e di San Nazaro essa è una delle quattro basiliche che il vescovo Ambrogio volle venissero erette nel quarto secolo fuori dalle mura della città, approssimativamente in corrispondenza dei quattro punti cardinali, quasi a costituire un baluardo protettivo per la città. Inizialmente dedicata a Maria e alle sante Vergini (Basilica Virginum), dopo la morte di Ambrogio accolse le reliquie dei martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, trucidati durante la predicazione in Anaunia (l'attuale Val di Non), mandate in dono da San Vigilio, vescovo di Trento, a San Simpliciano, successore di Ambrogio. Dopo che questi vi venne sepolto la basilica venne dedicata a lui (secondo alcuni esperti il cambio di dedicazione avvenne però solo in epoca longobarda).

Nel corso dei secoli l'edificio, in origine posto in corrispondenza di un cimitero pagano, subì molte e importanti modifiche. Fino a non molto tempo fa si pensava che dell'originaria costruzione paleocristiana non rimanesse praticamente nulla e che la chiesa attuale potesse considerarsi a tutti gli effetti romanica.
A partire dal 1944 ci si rese invece conto che l'impianto paleocristiano era ancora perfettamente presente e che ciò permetteva di ricostruire idealmente in gran parte l'aspetto originario.

La chiesa doveva ai tempi di Ambrogio assomigliare molto alla Basilica di Treviri, con un'unica grande altissima aula (56 metri di lunghezza escluso l'abside, più di 21 metri di larghezza e oltre 19 metri di altezza dal piano originario, più basso di 2 metri di quello attuale, al soffitto di travi lignee), molto luminosa, dotata di ampio transetto e sottili parete formate da un doppio ordine di arcate, nelle quali si aprivano grandi finestroni, e di un soffitto ligneo a capriate. Essa aveva inoltre un portico (cunicola) che le correva tutto attorno, a partire dall'attuale facciata fino all'attuale transetto. Come dimensioni l'edificio di allora coincideva quindi in buona sostanza con quello attuale, se non per un abside di maggiori dimensioni.
Sapendo dove guardare, è facile ancora oggi riconoscere, specie dall'esterno, le originarie arcate, nelle quali però gli originari finestroni sono stati murati in epoca romanica e sostituiti da finestre più piccole.
In effetti la Basilica di San Simpliciano può essere vista come uno degli edifici di epoca paleocristiana meglio conservati, non solo di Milano ma dell'interno bacino Mediterraneo.

Accanto alla basilica venne costruito, se non contemporaneamente poco dopo, un sacello (detto anche martyrium, Fig. 2). Esso è presente ancora oggi, in corrispondenza del braccio settentrionale del transetto. Esso era destinato ad ospitare i resti di personaggi particolarmente meritevoli di essere ricordati. Possiede una struttura simile ad una chiesa in miniatura, con pianta a croce latina e copertura a botte. In origine era separato dalla basilica, ma venne ad essa collegato in epoca rinascimentale.
Si pensa che esso fosse destinato in particolare alle spoglie dei già citati martiri della Val di Non, e forse ospitò anche quelle di San Simpliciano.
Per molto tempo venne poi utilizzato come sagrestia.

Si presume che il passaggio all'attuale struttura romanica sia stato preceduto da una fase intermedia altomedievale, in cui l'aula era scandita una duplice serie di leggeri pilastri quadrangolari sui quali si impostavano lesene piatte, a sostegno di una copertura ancora a capriate. Tale prima trasformazione sarebbe avvenuta all'inizio del settimo secolo, quando Milano era sotto il dominio dei Longobardi. E' possibile che nel settimo secolo la Basilica di San Simpliciano sia stata per un certo periodo la cattedrale di Milano.
Sempre all'epoca longobarda risalirebbe l'insediamento dei monaci benedettini in San Simpliciano, il cui monastero associato alla basilica sarebbe stato fondato nell'ottavo secolo. Sotto i benedettini il complesso di San Simpliciano divenne un importante polo culturale, tanto che ben due dei pochi codici altomedioevali arrivati fino a noi a Milano vennero creati nel monastero di San Simpliciano.
Fra l'undicesimo e il quindicesimo secolo il complesso monastico godette di grandissimo prestigio, tanto che il potere civile lo beneficiò concedendogli privilegi e quello religioso gli elargì indulgenze e protezioni. Il monastero giunse a possedere ampi terreni, non solo a Milano e direttamente intorno alla città, ma perfino in zone lontane come dalle parti di Como e Treviglio.
Milano - Basilica di San Simpliciano - Planimetria
La ristrutturazione della basilica secondo i canoni dell'arte romanica allora in voga avvenne probabilmente proprio sulla spinta del grande prestigio acquisito ed ebbe luogo tra l'undicesimo e la seconda metà del dodicesimo secolo.
Essa comprese la riduzione del numero dei pilastri (dimezzamento?) e il rafforzamento di quelli rimasti, il tamponamento dei finestroni (al fine di rinforzare le pareti perimetrali), la creazione della copertura a volte (quadrate nella navata centrale, rettangolari in quelle laterali), la costruzione del tiburio, di un nuovo abside più piccolo di quello paleocristiano e di una nuova facciata.
In epoca romanica l'interno della chiesa doveva essere ampiamente se non interamente affrescato. Purtroppo di tali affreschi rimane ben poco. In particolare ne sono stati recuperati frammenti di varia dimensione nel vano dietro alla cantoria sinistra e nella prima cappella destra.
La basilica nella sua nuova veste venne riconsacrata nel 1246, e nello stesso anno basilica e monastero riuscirono a sottrarsi al controllo dell'arcivescovo di Milano per passare sotto la diretta autorità del Papa.

Con il passaggio al quindicesimo secolo e all'incipiente rinascimento ebbe inizio l'interferenza della politica sul complesso di San Simpliciano è quindi un primo periodo di decadenza, perlomeno culturale.
Nel 1440 i Visconti riuscirono ad imporre come abate Leonardo del Maino, un loro uomo, in realtà neanche frate, e iniziò il periodo degli abati "de facto", che cioè rivestivano la carica, ma che in realtà erano estranei alla vita monastica.
Malgrado ciò fu Leonardo del Maino ad avviare nel 1441 la costruzione del primo chiostro (terminato nel 1450), detto Chiostro Piccolo, anche in virtù del fatto che aveva ottenuto per il monastero l'esenzione da ogni tributo.
Nel quindicesimo secolo vennero anche realizzate alcune delle cappelle che si affacciano sulle navate laterali. Esse hanno tutte profondità e struttura molto simile, con un tetto continuo che le copre tutte, perché per la loro realizzazione vennero utilizzate le fondamenta, e forse anche alcune strutture residue, degli originari cubicola che correvano tutto intorno alla chiesa.
Nel 1499 l'abate de facto Giovanni Alimento Negri lasciò, in punto di morte dopo essere stato accoltellato da un servo, una grande eredità al monastero, da impiegare per la decorazione del catino absidale e del chiostro. Entrambi i lavori vennero affidati ad Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, che li portò a termine nel primo decennio del sedicesimo secolo. Purtroppo le decorazioni del chiostro sono andate quasi completamente perse.

Nel 1517 la chiesa e il convento passarono ai benedettini di Monte Cassino. Il cambio portò ad una rinascita spirituale che si manifestò anche attraverso numerose modifiche e migliorie apportate alla basilica. In particolare venne alzato il pavimento in modo da portarlo al livello stradale, vennero costruite ulteriori cappelle laterali, vennero rinforzati gli archi, vennero eliminati vari piccoli altari devozionali che si erano andando accumulando nei secoli e venne modificata la facciata aprendo nuove finestre.
Nel 1563, poi, venne avviata la costruzione del secondo chiostro, il Chiostro Grande o anche Chiostro delle Due Colonne, presumibilmente su progetto di Vincenzo Seregni.
Nel 1552 il governatore imperiale Ferrante Gonzaga impose che il campanile venisse abbassato di 25 metri perché temeva venisse utilizzato per spiare all'interno del Castello Sforzesco. E' a causa di ciò che il campanile appare così tozzo.
Sempre nel sedicesimo secolo venne realizzato il nuovo coro, posto addossato alle pareti dell'abside. Per ottenere lo spazio necessario dovette prima venire sostituito l'altare con uno nuovo posto più avanti. Il cambio di altare venne associato da San Carlo nel 1582 ad una processione attraverso Milano delle spoglie di San Simpliciano e degli altri santi (da riporre nel nuovo altare) che attirò, pare, centinaia di migliaia di persone.

All'inizio del diciottesimo venne costruita la Cappella del Rosario, situata nel transetto sinistro e vistosamente decorata in stile rococò. Purtroppo ciò comportò la perdita di una parte delle mura paleocristiane originarie.

Il diciannovesimo secolo vide il definitivo declino del monastero, sia per la progressiva riduzione del numero dei monaci, sia per la crescente ostilità delle autorità civili.
Nel 1798 esso venne definitivamente soppresso. Il monastero perse la sua funzione religiosa, mentre la basilica divenne chiesa parrocchiale.

Nel 1840 il parroco decise di installare un nuovo altare, quello attuale, e venne scelto il progetto dell'architetto Giulio Aluisetti. La struttura non è priva di valore estetico, è però decisamente sovradimensionata, tanto da disturbare la visuale sull'affresco del Bergognone, sul coro e sull'intero abside.
Disgraziatamente, dopo il posizionamento del nuovo altare, il parroco dell'epoca decise di affidare all'Aluisetti anche il restauro della basilica.
Questi si sentì in diritto di apportare modifiche di ogni tipo, in modo di rendere la chiesa più omogenea stilisticamente e in linea il nuovo altare da lui creato.
In questo modo stravolse completamente lo stile e perfino la struttura della chiesa, causando, fra l'altro, la perdita irreversibile degli ultimi affreschi medioevali presenti sulle volte.

Nel 1870 l'architetto Maciacchini rinnovò invece la facciata, con un intervento non propriamente conservativo, ma sicuramente più misurato e rispettoso dell'Aluisetti. In accordo con la moda dell'epoca, provvide a ricreare il supposto aspetto romanico della facciata, sostituendo le finestre allora presenti con quelle che si vedono oggi, ovvero due bifore accostate sopra al portone centrale e due trifore, un po' più in basso, sopra le entrate laterali. Queste ultime vennero dotate di portali modellati sullo stile di quello centrale.
All'interno, inoltre, il Maciachini sistemò in stile gotico la Cappella del Sacro Cuore, mentre il pittore Zalli affrescò la prima cappella di sinitra, battistero dal sedicesimo secolo.

I lavori che hanno permesso di riparare a molte delle arbitrarie modifiche dell'Aluisetti e di far recuperare alla basilica il suo aspetto reale, tale da permettere di leggerne tutte le modifiche attraverso i secoli, sono iniziati dopo la seconda guerra mondiale e si sono conclusi solo di recente.

STRUTTURA
Esternamente la Basilica di San Simpliciano, completamente in mattoni a vista se non per una piccola parte della facciata ricoperta di lastre di marmo, si presenta incastrata fra le case sul lato sinistro, cosicché all'osservatore risultano visibili solo la facciata e il lato destro.
Guardando con attenzione si possono riconoscere le tracce delle molte modifiche occorse nel corso dei secoli, con le sagome di archi di diversa forma e dimensioni, a partire da quelli più grandi, disposti su due livelli, dell'originario edificio romano, dotato come detto di ampi finestroni.
Da notare che il tiburio sporge a malapena dalla sagoma dell'edificio ed è visibile solo da una certa distanza.

Della facciata si è appena detto. Il suo elemento più interessante è senz'altro rappresentato dal portale centrale (Fig. 9), originario romanico, a differenza di quella laterali.
Esso risulta leggermente sporgente ed è costituito da due fasci di sette colonne, diverse sia per forma che colore, posto a strombo abbastanza profondo, con i corrispondenti archi che le congiungono. Gli archi sono separati dalle colonne da una decorazione marmorea comprendente sette piccole figure per lato, purtroppo tutte decapitate salvo una. Non è ben chiaro cosa rappresentino tali figure. Secondo qualcuno quelle di destra sarebbero le vergini sagge del vangelo e quelle di sinistra il clero e il popolo milanese che recano doni, riconoscenti per la vittoria sul Barbarossa.
I due capitelli posti alle estremità esterne raffigurano a sinistra due aquile, a destra due leoni che si azzannano.
La lunetta era in origine affrescata, ma l'affresco è andato perso completamente. Qualche traccia delle originarie decorazioni pittoriche sono invece rimaste sulla fascia che separa la lunetta dagli archi e sulla quale sono riconoscibili ancora alcune testine di santi. Le linee del portale sono spezzate da quattro protomi sporgenti (raffiguranti forse leoni), posti uno all'apice, più piccolo, due più grandi nella lunetta e uno su una delle colonne di sinistra.
Sulla facciata sono poi di grande pregio anche i quattro capitelli fogliati che originariamente sostenevano la struttura portante del portico che correva intorno alla facciata e ai due lati dell'edificio.

Il tiburio è ottagonale e in proporzione significativamente più piccolo dei tiburi che verranno realizzati successivamente nel rinascimento (si pensi, ad esempio, a quello della Basilica di Santa Maria delle Grazie o anche a quella della Chiesa di Santa Maria della Passione). Esso è anche di struttura più semplice, comprendendo una semplice serie di sottili colonnine con capitello, che sorreggono piccoli archi a tutto tondo sullo sfondo un compatto muro cieco in mattoni. Alla sommità un semplice tetto spiovente.

La Basilica di San Simpliciano viene spesso presentata come chiaro esempio di architettura romanica, ma se, come visto, non lo è certamente all'esterno, anche all'interno sono presenti molti elementi tutt'altro che romanici, dovuti alle origini molto più antiche dell'edificio.
Romanica è la struttura a tre navate intervallate da poderosi pilastri, dai quali vennero purtroppo rimossi i capitelli originali, in parte in pietra e in parte in cotto. Non è però per niente romanica la grande altezza delle navate, che in questo senso sembrano quasi prefigurare il gotico, tanto più che molti degli archi presenti sono già a sesto acuto come nel gotico. Tutte le linee di raccordo fra le vele delle volte sono sottolineata da cordoli in cotto.
Un'altra particolarità della chiesa è rappresentata dal fatto che gli archi delle volte delle navate laterali si innestano sui pilastri alla stessa altezza di quelli della navata centrale (che è assai più larga di quelle laterali, ma poco più alta). Una chiesa con questa struttura viene detta chiesa a sala o, dal tedesco, Hallenkirche.
Da notare anche che le volta sono state costruite significativamente più in basso della copertura a capriate originaria. In questo modo la loro realizzazione ha comportato la chiusura dei finestroni originari.

Un altro elemento caratterizzante la struttura della basilica è dato dal transetto a due navate. Da notare che il tiburio corrisponde, come larghezza a solo una delle due navate del transetto, ovvero quello più vicina all'abside.
Da notare che in una campata del braccio destro del transetto (Fig. 4) non sono stati rimossi gli stucchi e le decorazioni sulle volte aggiunte dall'Aluisetti, per mantenere una testimonianza di quella parte della storia della chiesa.

Il vano posto sotto all'organo di sinistra è direttamente collegato col sacello (Fig. 2). In effetti si tratta di una struttura di dimensioni comparabili ad una piccola chiesa. Le superfici interne sono quasi totalmente spoglie, con muri e volte a botte con mattoni a vista. Ampi finestroni su un lato e due finestre e un oculo nell'abside fanno sì che il suo interno sia più luminoso di quello della basilica. Da notare che il pavimento si trova assai più in basso di quello della chiesa, avendo evidentemente conservato l'altezza originaria.

Il presbiterio è dominato dal grande altare ottocentesco in stile neoclassico su cui spicca un grande tempietto circolare costituito da colonne rigate sulle quali è posta una cupola semisferica e all'interno del quale si trova una grande statua di Cristo. Un'altra statua di Cristo, più piccola, è posta all'apice della cupola.
La struttura è così grande che la base è accessibile e contiene un piccolo vano circolare.
Da notare anche le due statue laterali. Esse furono realizzate da Alessandro Puttinati e raffigurano Sant'Ambrogio e San Carlo oranti in ginocchio.
Sopra all'altare maggiore si trova il tiburio, la cui superficie interna è in mattoni a vista e priva di qualsiasi decorazioni, se non quattro statue degli evangelisti poste agli angoli della base.

La parte inferiore delle pareti dall'abside semicircolare (Fig. 3) è occupata dal coro. Realizzato nel 1588 dai fratelli de'Conte su disegno di Giuseppe Meda, esso comprende due ordini di stalli. Gli stalli superiori, più ricchi, sono separati da colonne rigate in legno intagliato dotate di capitelli corinzi e su ogni schienale sono presente iscrizioni in oro che con massime in latino legate alla vita monastica.
Il catino absidale è invece occupata dall'affresco, Incoronazione della Vergine, realizzato nel 1508 da Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. Il grande affresco (ca. 70mq, uno dei più grandi a Milano) è caratterizzato da uno stile che si richiama sia al naturalismo fiorentino sia all'idealismo bizantino. Il risultato è veramente particolare e l'alternanza di colori chiari e intensi arriva a creare un effetto quasi psichedelico, in effetti molto moderno.
Al centro domina la figura del Padre Eterno (alto più di quattro metri), raffigurato in piedi a braccia aperte, quasi ad abbracciare e proteggere Gesù e Maria, raffigurati in ginocchio davanti a lui mentre il primo pone la corona sul capo della seconda. Dio Padre è circondato da nove cori angelici che vanno a formare una grande mandorla, progressivamente più luminosa e con le figure sempre più sfumate verso il centro.
Le figure delle tre file più esterne sono al contrario ben definite e rappresentano angeli musicanti. In basso, invece, alla base della volta due gruppi di santi, profeti, monaci, uomini di lettere ma anche del popolo, disposti simmetricamente appaiono contemplare l'evento.
L'affresco a goduto di molti interventi di restauro, i più recenti alla fine del secolo scorso.

Le cappelle sono nella Basilica di San Simpliciano relativamente meno importanti che in molte altre chiese milanesi.

  • Molto interessante è il primo vano a destra entrando (Fig. 7), in effetti non una cappella vera e propria ma un locale separato chiuso da un cancello. Sulla sua parete di fondo sono infatti presenti alcuni dei pochi affreschi tardomedioevali rimasti. In particolare si riconoscono in alto un'Annunciazione e più in basso una Madonna con bambino in trono fra santi. Questi affreschi sono del quattordicesimo secolo.

  • La prima cappella destra è dedicata al Sacro Cuore e venne ristrutturata dal Maciacchini. E' aperta solo durante il periodo natalizio, perché ospita un presepe. In essa si segnalano gli affreschi raffiguranti i quattro evangelisti alle pareti, opera di Emilio Cavenaghi.

  • La seconda cappella destra è dedicata a San Mauro. Sulle pareti affreschi del 1891 di Alessandro Brambilla raffiguranti episodi della vita del santo. La pala d'altare del diciassettesimo secolo "Miracolo di San Mauro" è di Gerolamo Chignoli.

  • La terza cappella destra (Fig. 6) è dedicata a San Benedetto ed è in chiaro stile rococo. Le pareti sono decorate con quadrature trompe l'oeil realizzate da Francesco Porro agli inizi del diciottesimo secolo. La pala dell'altare venne realizzata nel 1619 da Enea Selmeggia e raffigura il miracolo della resurrezione di un bambino ad opera del santo.
    Alle pareti due affreschi all'interno di due cornici in finto marmo nero, raffiguranti, quello di sinistra, San Carlo che dà la comunione a San Luigi (opera di Giovan Angelo Borroni), a destra la Gloria di San Luigi di Antonio Pietro Magatti.

  • Altare dell'Immacolata: si trova sul fondo della navata destra del braccio destro del transetto. Ai lati di esso le rappresentazioni di fine diciannovesimo secolo ad opera di Alessandro Brambilla di due episodi biblici: a sinistra Debora che sta per colpire Sisara, a destra Giuditta che ha tagliato la testa a Oloferne.

  • Prima cappella di sinistra: Essa funge da battistero fin dal sedicesimo secolo. Le decorazioni interne risalgono alla fine del diciannovesimo secolo e vennero realizzate dal pittore Zalli di Varallo.

  • Seconda cappella di sinistra: E' dedicata a San Gaetano.

  • Terza cappella di sinistra: Cappella del Crocifisso.

  • Cappella della Madonna del Rosario (Fig. 5) Si trova sul fondo della della navata sinistra del braccio sinistro del transetto. Essa è la più grande tra le cappelle della basilica e l'ultima ad essere stata edificata. La sua profondità, molto maggiore di quella delle altre cappelle, la rende strutturalmente più simile a una piccola chiesa. Essa venne realizzata all'inizio del diciottesimo secolo in stile tipicamente rococo. L'aula è unica e divisa in due campate di diversa profondità con volte a croce e abbellite da affreschi e decorazioni in stucco dorato e finti marmi. Il fondo verde è interrotto dalle dorature degli stucchi e da finte viste, al centro delle volte, su cieli popolati da angeli e putti in volo. Ogni scena centrale è poi circondata da medaglioni con all'interno rappresentazioni di puttini dalle fattezze morbide e leggiadre. Le decorazioni della volta sono opera di Giovanni Antonio Cucchi e risalgono agli anni Trenta del Settecento.
    L'ancona dell'altare ospita una scultura lignea dipinta, forse del sedicesimo secolo, raffigurante la Vergine Incoronata seduta con in braccio il Bambino anch'esso incoronato. I piedi della Madre poggiano su nubi dalle quali occhieggiano due cherubini.
    La cappella era in origine dedicata al Santo Crocifisso. Il cambio di dedicazione pare avvenne nel diciannovesimo secolo, e in concomitanza con esso vennero anche sostituiti i grandi affreschi sulle pareti con quelli attuali, realizzati in stile neoclassico da Enrico Francioli nel 1864. L'affresco di destra raffigura San Domenico che vince le eresie degli Albigesi con la forza della preghiera, quello di sinistra Pio V e alti prelati che chiedono l'intercessione di Maria per ottenere la vittoria a Lepanto.

  • La navata destra del braccio sinistro del transetto ospita la Via Crucis settecentesca del pittore milanese Federico Ferrerio proveniente dalla demolita Chiesa di Santa Maria del Giardino.


Altri punti focali della basilica:

  • Ai lati del presbiterio si trovano le due cantorie. Da notare che quella destra ospita un organo vero, della fine del diciannovesimo secolo, mentre quella di sinistra ospita un organo finto, installato solo per ragioni estetiche. Le pareti frontali delle basi delle cantorie furono affrescate da Aurelio Luini nel sedicesimo secolo. All'interno di nicchie inframmezzate da cariatidi, tutte trompe l'oeil, sono presenti, in particolare sulle pareti principali, a sinistra le sante Giustina e Scolastica (Fig. 8), a destra i santi Placido e Mauro. Nella parte alta un fregio popolato da putti musicanti. Da notare che le figure sulle pareti laterali vennero aggiunte successivamente e sono di qualità artistica inferiore.

  • Il vano posto dietro alla cantoria sinistra ospita alcuni affreschi gotici, in particolare un'Annunciazione. Inoltre i capitelli presenti in tale vano, inoltre, sono gli unici originali rimasti di quelli interni.

  • L'organo principale della chiesa, sulla controfacciata (Fig. 10), è recente, del 1990, ed è stato costruito prendendo come modello gli organi barocchi tedeschi.

  • Il grande affresco "Cristo fra i discepoli" di Francesco Terzi sulla parete destra fra altare e coro.

  • Il tondo marmoreo posto a metà della parete sinistra e raffigurante in bassorilievo San Simpliciano benedicente. E' attribuito a Francesco Brambilla il Giovane ed è datato 1582.

  • I due grandi pulpiti barocchi ellittici in legno intagliato e dorato e dotati di baldacchino posti sui pilastri ai fianchi del presbiterio.


Fonti:
Basilica di San Simpliciano su http://milanocuriosa.blogspot.com/2013/
milanoarcheologia.beniculturali.it
www.sansimpliciano.it
Basilica di San Simpliciano su medioevo.org
howlingpixel.com
wikizero.com
La figura della planimetria riproduce il cartello in rilievo installato nella chiesa. Tutti i dettagli sul sito web dell'Associazione Lettura agevolata
La Cappella della Madonna del Rosario e meditazione dei misteri

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Categorie: Chiese / Edifici religiosi

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