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Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia

Foto Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia -  Chiese / Edifici religiosi
Foto Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia -  Chiese / Edifici religiosi
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Milano - Chiese / Edifici religiosi: Chiesa di Sant'Alessandro in ZebediaPrincipali stili rappresentati: Barocco - Rococò

La Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia è situata in una piazza centralissima dietro piazza Missori, ma al centro di stradine laterali, ed è perciò facile non vederla.

Storia
La sua costruzione, su progetto del barnabita Lorenzo Binago, inizia nel 1602, con la posa della prima pietra da parte dell'arcivescovo Federico Borromeo. La Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia viene eretta insieme agli adiacenti convento e collegio dei Banabiti. Essa prese il posto di due piccoli edifici più antichi, la preesistente chiesetta di Sant'Alessandro (probabilmente posta in corrispondenza di una parte dell'attuale coro, come indicherebbe anche il fatto che un frammento di affresco quattrocentesco dell'antica chiesetta sia stato incorporato nel coro della nuova chiesa, murato sopra la porta di sinistra del coro) e l'oratorio di San Pancrazio, in un'area che nel passato era stata occupata dalle carceri romane dette di Zebedia e dove, secondo la tradizione, era stato rinchiuso il martire Alessandro.
Entro il 1630 gran parte del complesso era terminato e la chiesa venne perciò aperta al culto in quell'anno (malgrado mancassero comunque ancora la parte superiore della facciata e il coro e benché in luogo della prima cupola, crollata nel 1626, fosse presente un tetto provvisorio).
Nel 1629 era intanto morto il Binago, sostituito da Francesco Maria Richino, a sua volta sostituito nel 1658 per due anni dal figlio. E' poi Giuseppe Quadrio a prendere in mano i lavori. A lui si devono la cripta e la nuova cupola, costruita solo nel 1693, dopo un consolidamento delle fondamenta. Subentra infine, nel 1704, il barnabita Marcello Zucca, che realizza il discusso ordine superiore della facciata, il campanile sinistro (praticamente una copia del destro) e infine, nel 1717, la scalinata di fronte alla chiesa.
Nel 1798 venne tolta ai barnabiti la conduzione del collegio e nel 1810 quella della parrocchia. Esso però poterono tornare nel 1823.
E' degno di nota il fatto che il progetto originario del Binago differisse in molti particolari importanti da ciò che venne effettivamente realizzato. In particolare la facciata doveva essere in proporzione più alta, con l'ordine superiore più stretta, raccordata a quella inferiore da volute laterali e sovrastata da un ampio timpano, molto somigliante, cioè, a quella della Chiesa del Gesù a Roma.

Struttura
La planimetria della Chiesa di Sant'Alessandro è peculiare. Se si considera solo il corpo principale, essa è infatti a pianta centrale. Se si considerano invece tutti i suoi spazi visibili al pubblico, allora essa è a croce latina rovesciata, con il braccio lungo della parte verticale della croce rappresentato dalla metà della navata centrale che da verso il presbiterio e il presbiterio stesso (più il coro). Le navate sono comunque quindi tre, una centrale maggiore e due secondarie. Al centro si trova la campata centrale, significativamente più ampia delle altre e delimitata da quattro grandi pilastroni che sostengono la grande cupola maggiore, posta su un alto tamburo.
Su ogni lato sono presenti tre cappelle (con le centrali di dimensioni maggiori). In più vi sono due ulteriori cappelle al termine delle navate laterali, sui fianchi del presbiterio. Attraverso di esse si accede alla sagrestia e all'oratorio dell'immacolata (cappella invernale), posti rispettivamente a destra e a sinistra del presbiterio. Oltre alla cupola centrale sono presenti ben altre sette cupolette secondarie: una sopra al presbiterio, quattro ai quattro angoli del corpo principale e due sopra alle cappelle di passaggio al termine delle navate laterali.
La presenza di così tante cupole e, soprattutto, dei quattro pilastroni centrali e del grande organo di fronte alla seconda cappella di destra (il secondo organo della chiesa, il primo è quello in controfacciata), che spezzano la visuale, rende difficile corretta percezione delle le reali dimensioni degli spazi da parte del visitatore, già distratto dalla profusioni di decorazioni pittoriche e non aiutato dalla poca luminosità interna dell'edificio. La chiesa arriva in questo modo quasi a trasformarsi in un labirinto di colori che appare più grande di quello che è realmente.

La facciata presenta due parti stilisticamente differenti. Da una parte quella inferiore, più antica, portata a termine già nel 1623, e caratterizzata da linee solenni e severe. Dall'altra quella superiore, realizzata nel primo decennio del 1700 su disegno del barnabita Marcello Zucca ed esempio del primo rococò milanese. Essa è caratterizza da forme mosse e linee curve. La suddivisione della parte inferiore viene ripresa, ma interpreta in maniera molto libera.
Purtroppo gli interventi ottocenteschi hanno fortemente deturpato la parte superiore della facciata.
Mentre quella inferiore è intatta e sono ancora presenti le due statue di San Paolo e San Pietro ai lati dell'ingresso, come pure il rilievo sopra al portone centrale con la visione di Sant'Alessandro della futura chiesa, sono andate perse le grandi statue della Fede e della Speranza, poste in origine ai fianchi del balconcino, e quella di Sant'Alessandro all'apice. Rimangono comunque sette statue di angeli di dimensioni minori.
La facciata è affiancata ai lati da due campanili simmetrici ma, come accennato, costruiti in epoche diverse (quello di destra è del 1643, quello di sinistra, è primo decennio del diciottesimo secolo).

Gli interni della Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia sono ricchissimi di decorazioni in stile barocco e rococò, frutto di un'autentica gara fra privati a dare il maggior contributo all'abbellimento della chiesa. Praticamente l'intera superficie interna è occupata da affreschi, stucchi, dorature e bassorilievi. La disposizione e il contenuto delle decorazioni pittoriche riflette comunque un disegno complessivo basato sul libro La penna interprete del pensiero dell'erudita barnabita Demetrio Suppensi.
L'apparato decorativo della chiesa può perciò venire suddiviso nelle zone del coro, del presbiterio e della navata. La decorazione di tali parti ebbe luogo nel periodo 1683-1699, ad opera di importanti pittori lombardi di quel periodo. In aggiunta sono poi presenti le varie cappelle, la sagrestia e i vari arredi.

Il grande coro con pianta a semicerchio e con pareti ripartite da grandi lesene ionico-corinzie, è dedicato alla tematica del martirio di Sant'Alessandro. Alle pareti sono perciò raffigurate episodi della vita del santo più direttamente legati al martirio. Ogni scena è rappresentata all'interno di una ricca cornice dipinta a simulare tridimensionalità. Si noti che i colori sono piuttosto spenti e poco contrastati. Ciò fa sì, unitamente alla ridotta illuminazione dell'abside, che gli affreschi richiedano un'osservazione attenta, per essere apprezzati.
Ancora meno riconoscibili (in pratica non riconoscibili, se non in foto o usando un binocolo) sono le decorazioni, non meno ricche, della parte superiore, separata da quella inferiore da un'ampia cornice. Nelle lunette sono presenti finestre con rappresentazioni di eroi dell'Antico Testamento ai lati. Ogni vela presenta poi rappresentazioni di tipo trompe-l'œil, mentre i costoloni sono decorati con angeli che reggono rappresentazioni allegoriche delle varie arti. Nel punto di congiunzione dei costoloni un tondo con l'allegoria della fede. Sulla (piccola) volta del coro, infine, una gloria di angeli.
La decorazione dell'abside venne realizzata fra il 1683 e il 1686 da una squadra comprendente Filippo Abbiati, Federico Bianchi, Giovanni Battista Grandi ed altri.

Il presbiterio è invece dedicato alla vita di Sant'Alessandro, con episodi della sua vita. Ad essi soni dedicati sei tele (realizzate da Agostino Santagostini nel 1695), due più grandi sulle pareti ai lati dell'altare, all'interno di ricche cornici affrescate, e quattro più piccole, a fianco di esse.
Sulla cupola è poi rappresentata la gloria di Sant'Alessandro. Vi sono poi le varie decorazioni minori, quali ad esempio gli eroi biblici nelle ai lati delle finestre, le allegorie delle virtù sulle facce inferiori dei quattro archi che circondano al cupola, etc...
Anche nel caso della decorazione del presbiterio la squadra Abbiati-Bianchi-Grandi ricoprì un ruolo importante.

La grande cupola centrale (Fig. 5) completa il ciclo decorativo legato a Sant'Alessandro attraverso un'allegoria del paradiso rappresentata nella calotta. La raffigurazione procede per cerchi concentrici, con la luce della lanterna a simboleggiare l'unità divina. Procedendo verso l'esterno seguono poi il Padre e il figlio, uniti dalla luce dello Spirito Santo, Maria e i familiari di Cristo, gli apostoli, papi e vescovi e infine, principi passati a vita religiosa. Il tutto condito da numerosi angeli.
La decorazione con personaggi distribuiti su cerchi concentrici ricorda la cupola del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno e il catino absidale della Cappella Foppa nella Basilica di San Marco a Milano. Qui però i colori sono decisamente più spenti. Forse per sottolineare l'impostazione più storica che teologica della distribuzione dei personaggi?
La decorazione della calotta è completata da quella sui pennacchi (allegorie di quattro virtù circondate da angeli), del tamburo (quattro episodi del Nuovo e del Vecchio Testamento) e delle facciate inferiori degli arconi.
Nel caso della decorazione della cupola il progetto generale è dei già nominati Abbiati e Bianchi. Alla realizzazione parteciparono però poi anche vari altri arstisti.
Vi sono poi le rimanenti parti del soffitto. In particolare le decorazioni delle cupole secondarie e delle quattro volte principali intorno alla cupola maggiore sono dedicate a personaggi vari raggruppati per categoria: arcone meridionale dei patriarchi, arcone occidentale dei dottori della chiesa, cupola delle santi penitenti, cupola delle santi vergini, etc...

Non meno sorprendenti della decorazione pittorica sono poi gli arredi della chiesa, in particolare l'altare maggiore, i confessionali, il pulpito e gli stalli del coro.

L'altare maggiore venne eretto solo nel 1741, su disegno di Giovanni Battista Riccardi e ornato con numerose pietre semipreziose di grandi dimensioni e marmi rari, dono del barnabita P. Francesco Modrone e provenienti dalle missioni della Birmania e del Vietnam meridionale.
Esso è posto al centro del presbiterio, circondato da una splendida pavimentazione in scagliola con agli angoli anteriori lo stemma dell'ordine dei barnabiti.
L'altare è incredibilmente ricco di decorazioni e dettagli preziosi. Degni di nota il paliotto centrale in bronzo, raffigurante Santa Grata che seppellisce Sant'Alessandro, e i due piccoli paesaggi in marmo intarsiato incastonati ai lati della mensa. Nel 1887 l'altare subì un intervento neobarocco che in parte ne snaturò lo stile originale (per quanto il risultato finale sia comunque di altissimo livello).
Veramente notevole è anche il pulpito, accostato al pilastro di nord-est. Esso comprende la base a colonna rigonfia, il corpo dotato di candelieri, il fondale e un tettuccio. Il tutto realizzato con marmi policromi e pietre dure semipreziose in grande quantità. Molti dettagli non sono più originali, ma nel complesso la struttura barocca è stata conservata.

Occorre poi menzionare i confessionali, in particolare i due che fronteggiano il presbiterio. I confessionali, inseriti in nicchie parietali, si dividono infatti in due gruppi: da una parte quelli in legno, più recenti (della fine del diciassettesimo secolo) e più ordinari, per quanto ovviamente di gran pregio anche essi. Dall'altra i due che fronteggiano il presbiterio, più antichi (realizzati presumibilmente intorno al 1630), realizzati in marmo e pietre semipreziose, del tutto diversi dagli altri e caratterizzati dalla congiunzione fra severità gemetrica e fantasia decorativa. Di essi risulta che quello di destra è quello originale, mentre quello di sinistra ne è una copia successiva che non arriva ad eguagliare il modello.
Molto vicini ai confessionali più recenti in legno è il coro in noce, ultimato nel 1682. In essi i vari posti sono separati da colonnine tortili, mentre gli schienali sono decorati con motivi geometrico-floreali.

Le cappelle
Tutte le cappelle sono estrermamente decorate ed è quindi impossibile descriverle tutte in dettaglio. Mentre le balaustre in marmo di fronte ad esse sono originali, le cancellate che le chiudono vennero solo realizzate nel diciannovesimo secolo.

  • Battistero: Esso è ricavato da una nicchia interna in corrispondenza, sul lato esterno, della nicchia che ospita la statua di San Pietro. In contrasto con le altre cappelle, perfettamente simmetriche sui due lati, esso è posto in posizione asimmetrica. Esso è decorato con affreschi trompe-l'œil in stile rococò realizzati nel 1695 raffiguranti episodi del Vecchio e del Nuovo testamento ricollegabili al tema del battesimo.

  • Prima cappella di sinistra (Cappella del crocifisso): Venne terminata nella versione originaria entro il 1623. In essa sono presenti elementi seicenteschi (la balaustra, l'altare con pala e statue, le cornici in stucco). Della seconda metà del diciottesimo secolo è invece il ciclo pittorico Storie di Cristo, realizzato da Federico Ferreri e comprendente le rappresentazioni sulle pareti, sulla volta, sulla lunetta e sulla faccia interna dell'arco d'accesso.
    La pala d'altare è attribuita a Camillo Procaccini. Ai lati di essa vi sono due statue di angeli con gli strumenti della passione.

  • Seconda cappella di sinistra: Fa parte della coppia di cappelle centrali, di dimensioni maggiori rispetto alle altre. Attualmente dedicata alla Madonna Addolorata, in precedenza la dedicazione è stata alla Madonna di Loreto e poi alla Madonna della Divina Provvidenza. L'altare è imponente e complesso, costruito in marmi di diverso colore, con innesti lignei e bronzei. In due nicchie sono presenti le statue di Davide (a sinistra) e Salomone (a destra). Fra i vari affreschi anche uno raffigurante il trasporto della sacra casa di Maria dalla Palestina a Fiume. Alle pareti sono poi presenti quattro tele dedicate ad episodi della vita quotidiana di Maria. Gli autori delle decorazioni pittoriche non sono noti con certezza.

  • Terza cappella di sinistra: Essa è dedicata a San Giovanni Battista e venne inaugurata nel 1618, grazie al patronato della famiglia Sacchi. Relativamente sobria, ospita un altare dominato da un timpano con testa di serafino e pala d'altare a tema Decollazione del Battista, tradizionalmente attribuita a Daniele Crespi. A fianco di essa statue del profeta Elia e di Giovanni l'Evangelista, uno prefiguratore e l'altro omonimo del dedicatario. Le due tele alle pareti laterali sono copie eseguite nel 1622 da Francesco Belloni di due affreschi di Gaudenzio Ferrari nella Chiesa di San Cristoforo a Vercelli.

  • Quarta cappella di sinistra: Le due cappelle in fondo alle navate laterali si differenziano dalle altre per il fatto di estendersi fino a ridosso del presbiterio. Questo fa sì che siano più lunghe che larghe e che l'entrata venga a trovarsi per così dire su un lato. Inoltre sono entrambi spazi di passaggio, dato che attraverso di esse si accede alla Cappella dell'Immacolata (cappella di sinistra) e alla sagrestia (cappella di destra).
    In origine la cappella era dedicata al Santissimo Sacramento e a San Carlo. Nel 1850 la dedicazione è passata al vescovo barnabita sant'Alessandro Sauli. In concomitanza del cambio di dedicazione la decorazione pittorica venne completamente rifatta. Nel complesso essa non stona però affatto con le decorazioni barocche del resto della chiesa (si nota solo che i colori utilizzati sono più chiari e intensi) e solo guardando gli affreschi con più attenzione le differenze stilistiche diventano evidenti. Gli affreschi raffigurano episodi e personaggi legati alla vita del santo. In particolare, sulla parete sinistra della seconda campata è rappresentato il santo che con umiltà si inginocchia davanti al passaggio di San Carlo.
    L'altare è dominato dalla pala di Cherubino Cornienti in cui è raffigurata una Madonna con bambino insieme ai santi Paolo, Carlo Borromeo, e Alessandro Sauli.

  • Prima cappella di destra: Essa è dedicata a San Pancrazio e sorge probabilmente dove in origine sorgeva l'oratorio di San Pancrazio. Sopra l'altare in scagliola è presente una grande pala di Giovanni Battista Orsona, allievo di Camillo Procaccini, raffigurante il martirio di San Pancrazio. Alle pareti laterali due belle tele di Carlo Cornara, dedicate sempre a San Pancrazio.
    Mentre tali elementi sono della metà del diciassettesimo secolo, il fondale trompe-l'œil monocromo dell'altare e gli affreschi sulla volta sono della seconda metà del diciottesimo secolo.

  • Seconda cappella di destra: Essa è dedicata a San Giuseppe e venne completata solo nel 1688. Essa è simmetrica rispetto alla seconda di sinistra non solo nelle dimensioni ma anche nella struttura generale. Il grande altare a doppio ordine in marmi multicolori ospita una pala del 1677 di Agostino Santagostino a tema Apparizione della Trinità divina a quella umana, ovvero l'apparizione della Trinità a Gesù che abbraccia San Giovannino alla presenza di Maria, Giuseppe e Anna, in gloria d'angeli. Ai lati di essa due statue: l'allegoria dell'Amor di Dio, a destra, e quella del Timor di Dio, a sinistra. Nella cappella sono poi presenti rappresentazioni che richiamano a San Giuseppe in senso storico o simbolico.

  • Terza cappella di destra: Completata nel 1669 e dedicata alla Vergine Assunta, essa venne eretta sotto il patronato della famiglia Cittadini.
    L'altare, in marmi misti, presente nel timpano ad arco l'usuale testa di cherubino. La pala d'altare è di Camillo Procaccini e raffigura l'Assunzione di Maria. Si caratterizza per la divisione in due scene, rese evidenti dalle diverse proporzioni utilizzate. Superiormente la Vergine circondata dagli angeli, inferiormente, rappresentati in scala molto più piccola, gli apostoli al sepolcro.
    Da notare la corrispondenza fra le sibille monocrome sull'arco di ingresso (a partire dal rinascimento le sibille venivano presentate come profetesse pagane di Cristo) ed i profeti Isaia ed Ezechiele sulla lunetta. Sulle tele laterali e negli affreschi sono poi rappresentate Eroine bibliche in qualità di prefiguratrici della Vergine. Il ciclo è attribuito a Agostino e Giacinto Santagostino.

  • Quarta cappella di destra: E' dedicata alla Natività (dopo che per un certo periodo era stata dedicata al Sacro Cuore). La sua struttura è simmetrica a quella della quarta di sinistra, solo che in questo caso attraversando la cappella si raggiunge la sagrestia.
    La cappella venne inaugurata nel 1613.
    Il sontuoso altare è dominato dalla bella pala di Camillo Procaccini Adorazione dei pastori, del 1615. Ai lati le statue degli evangelisti Matteo (destra) e Giovanni (sinistra). Sulla parete alla sinistra dell'altare un'affresco di Ercole Procaccini il Giovane a tema Adorazione dei Magi. La somiglianza con gli affreschi dello stesso autore nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo ai tre Ronchetti è evidente.
    La cupola è popolata da angeli, mentre nei pennacchi sono presenti quattro sibille. La cappella ospita poi affreschi del Moncalvo e dei Fiamminghini.


Oratorio dell'Immacolata o Cappella d'Inverno
Posto a sinistra del presbiterio ad esso si accede attraverso la quarta cappella di sinistra.
E' costituito da un'aula rettangolare allungata con sul fondo un altare settecentesco in marmi policromi su sfondo trompe-l'œil. Quest'ultimo comprende anche la rappresentazione, sui lati entro nicchie dipinte, di due statue di Asafa (a sinistra) e Salomone (a destra). Entrambi reggono cartigli contenenti versetti dell'Antico Testamento letti come prefigurazioni mariane.
La pala d'altare è dedicata alla Vergine Immacolata, rappresentata mentre assiste Gesù Bambino nell'atto di trafiggere un drago con una croce-lancia.
Al centro del soffitto, poi, un'Incoronazione della Vergine settecentesca.

Sagrestia
La segrestia è stata a lungo, durante la costruzione della chiesa, l'unica parte già aperta al culto. Di conseguenza essa è molto ricca e strutturata a sua volta come una piccola chiesa, con una sala rettangolare e un presbiterio quadrato in fondo.
La parte superiore è decorata con affreschi, mentre quella inferiore è occupata da armadi in legno intagliato della fine del diciassettesimo secolo, in stile con gli stalli del coro e i confessionali in legno. Essi si caratterizzano per l'equilibrio fra la ricchezza decorativa e il rigore geometrico delle strutture.
Le decorazioni pittoriche alle pareti hanno per tema l'infanzia di Gesù, con la rappresentazione degli episodi che hanno caratterizzato la prima fase della sua vita. A completamento la grande Adorazione dei Magi sulla controfacciata.
Le lunette sono invece dedicate a personaggi ed episodi del Vecchio Testamento.
Il presbiterio, alto e stretto, è dominato dall'altare dotato di grande pala di Bernardino Campi posta entro cornice riccamente decorata e a tema Assunzione di Maria con il Sacrificio di Isacco sulla parete del sepolcro di Maria. Curiosamente, nella lunetta è presente un orologio.
Le decorazioni pittoriche della sagrestia sono opera di vari artisti: il Moncalvo, i Fiamminighini, Daniele Crespi e altri.

Le informazioni su questa pagina sono tratte dal volumetto Sant'Alessandro in Zebedia a Milano della collana Arte in Lombardia. Il libro, corredato di molte bellissime foto, è anche acquistabile direttamente all'interno della chiesa.

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Categorie: Chiese / Edifici religiosi


Piazza Sant Alessandro, 1 - 20123 Milano
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