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Chiesa di Santa Maria alla Fontana
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Principali stili rappresentati: Rinascimentale - Barocco - Neoclassico
Il Santuario di Santa Maria alla Fontana è localizzata fuori dal centro e passa del tutto inosservata a chi non la conosce, dato che la facciata visibile dall'esterno è del 1920 e non colpisce particolarmente, per quanto esteticamente gradevole.
STORIA La storia del santuario è da collocarsi agli inizi del sedicesimo secolo, anche se già dal medioevo esisteva un sacello dedicato alla Madonna lì dove oggi si trova la parte più antica del complesso, in corrispondenza di una depressione naturale del terreno dalla quale sgorgava l'acqua di una fonte sorgiva ritenuta miracolosa. Il terreno in cui si trovava tale fonte era in quei tempi abbondantemente fuori dalle mura cittadine, in aperta campagna, in terreni di proprietà dei monaci benedettini della Basilica di San Simpliciano. Il primo santuario vero e proprio fu fatto costruire nel 1507 da Charlese d'Amboise (come attestato da una lapide), primo governatore francese di Milano, come ex voto per una guarigione ottenuta dopo una visita alla fonte. Già nel 1508 veniva in esso celebrata la messa. E' certo che nel 1547 il complesso comprendeva un corpo centrale a pianta quadrata con lati lunghi 12 metri coperto da una volta ad ombrello divisa in 12 spicchi e aperto sui quattro lati, un locale rettangolare sul lato est, adibito a farmacia e poi a sacrestia, un porticato sui tre lati sostenuto da colonne in pietra dono al governatore di famiglie nobili francesi e perciò contrassegnate in alto con i rispettivi stemmi. Non è chiaro chi progettò il santuario. I nomi più credibili sono Giovanni Antonio Amadeo e Cristoforo Solari, architetti cui si devono molti edifici rinascimentali milanesi. Esistono però anche indizi a favore dell'ipotesi Leonardo da Vinci. In origine, davanti al santuario, lì dove oggi c'e' un cortile semicircolare, si trovava una vasca rettangolare lunga come tutto il complesso e larga una decina di metri, in cui si accumulava l'acqua della fonte. L'accesso alla sala della fonte avveniva attraverso due scale poste su i due lati. Di esse ne rimane oggi una sola, in quanto l'altra ha lasciato il posto negli anni '50 a costruzioni moderne. Sopra alla sala con la fonte esisteva allora una grande cappella di 12 x 12 metri con volta a cupola in cui si celebravano le funzioni. Essa è ancora oggi riconoscibile, corrispondendo essa alla parte inferiore della struttura posta sopra alla sala della fontana, la parte corrispondente in altezza alle quattro specchiature presenti su ogni lato e agli archi dotati di oculo sopra di esse. Erano poi presenti, fin dall'inizio del sedicesimo secolo, spazi dedicato all'accoglienza e al ricovero dei malati. In effetti il santuario fu per secoli anche un'istituzione sanitario di rilievo. Nel 1547, per volontà del governatore spagnolo Ferrante Gonzaga, (Milano era passata nel 1535 dalla dominazione francese a quella spagnola), il Santuario di Santa Maria alla Fontana venne affidato ai Frati Minimi di San Francesco da Paola. Essi ampliarono il complesso nel mentre che il santuario diventava una meta di pellegrinaggio sempre più importante. Inizialmente ampliarono il convento. Nel terzo decennio del diciassettesimo secolo venne poi ampliata la chiesa. Il lavoro venne affidato a Giovanni Battista Guidabombarda, inizialmente in collaborazione con il più famoso Francesco Maria Richino (o Richini), cui si deve la Chiesa di San Giuseppe. Quest'ultimo però abbandonò il progetto dopo i primi due anni. In accordo con i dettami del Concilio di Trento venne adottata una soluzione longitudinale, ad una sola navata e due cappelle per lato. La grande cappella sopra al sacello con la fonte venne raddoppiata in altezza e trasformata nel coro della nuova chiesa. Nel 1675 il Frati Minimi presero possesso della Chiesa di San Francesco da Paola e del relativo convento in centro a Milano e la fecero diventare la loro sede principale. Da allora il Santuario di Santa Maria alla Fontana inizio a perdere gradatamente importanza. Nel 1877 uno sversamento di bitume in una vicinissima fabbrica causò l'inquinamento della fonte, le cui acque vennero irreversibilmente compromesse e rese non più potabili. Da allora dagli ugelli della fontana nel sacello esce normale acqua dell’acquedotto milanese. Dopo l'Unità d'Italia la popolazione del quartiere aumentò molto e fu necessario ampliare la chiesa. Sotto la direzione degli architetti Alberto Griffini e Paolo Mezzanotte fra il 1920 e il 1929 vennero così aggiunte le due navate laterali e venne aggiunta una campata, così che fu anche necessaria l'erezione di una nuova facciata. Negli anni '50 del secolo scorso il santuario venne sottoposto agli ultimi importanti lavori di risistemazione generale, sotto la direzione dell'architetto Ferdinando Reggiori, anche per riparare ai danni subiti durante la seconda guerra mondiale (i bombardamenti avevano fra l'altro causato la totale distruzione della copertura della navata centrale). - Completò ex novo il lato ovest del del chiostro meridionale - Distrusse tutto il lato meridionale del complesso, compresa una delle due scale che portavano al sacello, per sostituirla con edifici parrocchiali. - Costruì ex novo, a parte la prima arcata, i lati nord e ovest del chiostro settentrionale, attenendosi comunque allo stile e ai materiali originali. Il santuario restaurato venne inaugurato nel 1963.
STRUTTURA La chiesa superiore presenta una facciata divisa in una parte centrale e due laterali. La parte centrale, corrispondente alla navata centrale, delimita ai lati da lesene e divisa verticalmente in tre livelli separati da cornicioni, si richiama alle linee della parte inferiore di epoca rinascimentale, con una parte importante della superficie in mattoni a vista e nella parte centrale una divisione in pannelli occupati ognuno da una bifora e sovrastati da un arco a tutto testo con all'interno un oculo cieco. Il livello inferiore presenta al centro il portone di ingresso principale alla chiesa, circondato da un portale in pietra decorato nella lunetta e in due pannelli di terracotta da bassorilievi laterali in terracotta. In quello nella lunetta è raffigurata la Madonna con Bambino affiancata da due putti. Ai lati del portale vi sono poi due oculi. La parte superiore è occupata da tre larghe trifore. Al vertice vi è un frontone triangolare con all'interno un oculo cieco. Le due parti laterali presentano invece unicamente un ulteriore oculo e un ingresso secondario ognuna. Esternamente la chiesa nella parte anteriore non presenta molti altri elementi degni di interesse, anche perché a molte parti sono addossati edifici di servizio costruiti successivamente. Le foto aeree (ad esempio quella su LombardiaBeniCulturali) mettono bene in evidenza il prolungamento ottocentesco, con il motivo a pannelli e archi con oculo che in tale parte si estende anche sui lati. Da notare che il campanile, posto nell'ascella fra il presbiterio e il braccio sinistro del transetto, da terra è quasi invisibile. Posteriormente la struttura della chiesa rispecchia la stratificazione cronologica: Il livello posto immediatamente sopra al sacello (descritto più sotto) ne riprende lo stile decorativo, con anche qua pannello con arco a tutto tondo con un oculo all'interno. Tale livello corrisponde alla prima cappella creata sopra al sacello. Superiormente vi è poi la parte barocca, in mattoni più chiari, e con un grande timpano triangolare alla sommità, corrispondente alla trasformazione barocca della grande cappella in abside della chiesa superiore. L'interno è tre navate con transetto. La volta della navata centrale è a botte lunettata, con grandi finestre rettangolari nelle lunette, ed è decorata con affreschi di stile neoclassico, ma realizzati a metà del ventesimo secolo, dato che la volta era andata distrutta durante i bombardamenti di Milano durante la seconda guerra mondiale. La volta è separata dalle pareti da un cornicione che percorre l'intero perimetro interno. La navata centrale è delimitata ai lati da arcate di due tipi che si alternano: arcate alte che arrivano fino al cornicione è occupano la campata e arcate piccole, più basse e più strette, sopra ad ognuna delle quali è raffigurato un santo e che sono affiancate ai lati da lesene con capitello ionico che salgono fino al cornicione. Da notare che le prime corrispondono, nelle navate laterali, alle cappelle laterali, le seconde agli spazi fra di esse. Sulla controfacciata si trovano tre affreschi strappati provenienti dal coro. Di autore anonimo e di datazione incerta, essi raffigurano tre scene della Passione di Cristo (Cristo inchiodato sulla croce, a sinistra, la Crocifissione, sopra al portone centrale di ingresso, e Cristo che cade per il peso della croce, a destra. Essi furono staccati durante la risistemazione del presbiterio negli anni 1972-1973. Insieme a quelli lasciati nella posizione originaria compongono l'intero ciclo delle Storie della Passione. Nei due bracci del transetto, in posizione corrispondente alla testa delle due navate laterali sono presenti due altari. Nel braccio destro è presente un altare in marmi policromi di stile barocco. Purtroppo non è stato possibile trovare informazioni su di esso. Di certo però la pala è molto recente. Sulla parete, alla destra dell'altare è presente un affresco raffigurante Santa Caterina da Siena. Sulla parete di fondo del braccio del transetto è poi appesa una di quattro grandi tele di epoca barocca raffiguranti episodi della vita di San Francesco da Paola. In questo è raffigurato San Francesco da Paola che blocca un masso che stava per precipitare sul convento. Le altre tre tele sono posizionate una simmetricamente a questa e due nel presbiterio ai lati dell'altare (vedi oltre). Nel braccio destro del transetto è infine anche presente, su un tavolo, una dettagliata riproduzione in miniatura del complesso del santuario. Anche l'altare nel braccio sinistro è in marmi policromi e in stile barocco. L'ancona possiede una struttura architettonica, con due colonne rotonde poste davanti a due lesene e sorreggenti un frontone curvo spezzato. Al centro dell'ancona, in una grande cornice mistilinea decorata con volute, ghirlande e teste di cherubino, si trova una grande tavola dipinta ad olio datata 1577 e raffigurante San Francesco da Paola sullo sfondo di un paesaggio agricolo collinare popolato dai suoi confratelli. Lungo tutti i bordi corre una banda divisa in 18 riquadri in cui sono rappresentati miracoli ed episodi della vita del santo, con tanto di didascalia sotto ad ogni scena. Alla sinistra dell'altare, sulla parete, si trova un affresco raffigurante San Francesco d'Assisi. Sulla parete di fondo un'altra delle quattro tele con i miracoli di San Francesco da Paola. Qui è visibile San Francesco da Paola che attraversa lo stretto di Messina sopra al suo mantello. Da notare che la calotta sopra alla crociera è interamente occupata da un affresco raffigurante l'Incoronazione di Maria. La Madonna è raffigurata in un cielo popolato di angeli, accolta dalla Trinità. Sono presenti anche due santi, uno dei quali potrebbe essere San Francesco da Paola. Le cappelle laterali sono tre per lato. Partendo dall'ingresso a sinistra si trovano: Cappella battesimale: Le due cappelle laterali più vicine all'ingresso sono quelle aggiunte in seguito all'ampiamento della chiesa e sono quindi le più moderne. In questa vi è il fonte battesimale e decorazioni pittoriche recenti. Sulla parete di fondo è raffigurato, come da tradizione, il Battesimo di Cristo. Seconda cappella sinistra: Ospita un suntuoso altare in marmi policromi di epoca barocca riccamente decorato con teste di cherubino, festoni con frutti e volute. Alla sommità vi è un timpano barocco spezzato con al centro un riquadro con una raffigurazione di Dio Padre. La pala raffigurazione l'Adorazione dei Magi. Non si sono trovate informazioni riguardo all'autore e all'anno in cui venne dipinta. Terza cappella sinistra: Anche qui l'altare è in marmi policromi e ha struttura architettonica. Due colonne rotonde con capitello corinzio reggono un frontone curvo con al centro una testa di cherubino. La pala raffigura il Transito di San Giuseppe. L'autore è ignoto, come pure l'anno in cui venne dipinta. A destra vi sono invece: Prima cappella destra: L'altare è formato da una mensa in marmo grigio. Sopra di esso, in una nicchia nella parete di fondo, vi è una Pietà. In posizione laterale, su due mensole, vi sono poi due statue di santi: Sant'Antonio da Padova a sinistra e Santa Teresa di Lisieux a destra. Riguardo a queste statue non è stato possibile trovare informazioni. Seconda cappella destra: Cappella del Santissimo Crocifisso. La parete di fondo è occupata da un altare si direbbe tardobarocco in marmi policromi in cui due lesene composte sorreggono un frontone barocco spezzato sul quale si trovano due putti alati. La pala raffigura Cristo crocifisso adorato da San Carlo. Anche in questo caso non è stato possibile raccogliere informazioni più dettagliate. Terza cappella destra: Cappella della Madonna del Rosario. La parete di fondo è occupata da un suntuoso altare barocco in marmi policromi. La sua base è arricchita da sfarzose decorazioni raffiguranti volute, teste di cherubino e fiori di vario tipo. L'ancona ha struttura architettonica, con due colonne in marmo giallo con capitello corinzio reggono una trabeazione sopra la quale si trova un altro frontone barocco spezzato. Il tutto è arricchito da un grande numero di putti, fiori, frutti, volute e teste di cherubino. Al centro dell'ancona, in una grande nicchia, si trova una statua della Madonna con Bambino con in mano il rosario. Ai lati, in basso, sono presenti due statue di santi non identificati con certezza: il santo sulla destra potrebbe essere San Luigi Gonzaga (per via dei gigli che tiene nella mano sinistra è l'aspetto giovanile), la santa sulla sinistra potrebbe essere santa Rosalia (per via della corona di rose). Ai lati in alto, invece, vi sono due statue di angeli. Il presbiterio e il coro sono disposti su piani a salire, con il primo quattro gradini sopra il livello della navata e il coro altri quattro gradini più in alto. Sulle pareti laterali del presbiterio sono presenti gli altri due quadroni con miracoli di Sant'Antonio da Padova. In quello di sinistra San Francesco da Paola fa uscire sano e salvo da una fornace ardente il suo agnello, in quello di destra San Francesco da Paola interviene contro il diavolo che impedisce la costruzione di una chiesa. La parte centrale della volta a botte è occupata da un affresco raffigurante la Crocifissione, con ai piedi della croce le Pie Donne e San Giovanni Evangelista. L'altare maggiore è della metà del diciassettesimo secolo. Esso è in legno intagliato ed è ricco di decorazioni dorate. La base vede in particolare la presenza di teste di cherubino, alate e non, disposte a mensola. Al centro del pannello frontale è raffigurato l'agnello con la croce. Il tabernacolo al centro ha la forma di un tempietto ed è completamente dorato. La parte superiore è strutturata intorno ad una teca centrale posta subito sopra al tabernacolo in cui sono conservati i resti di San Fortunato, patrono della chiesa. Essa ha una struttura architettonica, a tempio a pianta circolare, diviso su due piani e culminante in una cupola. La struttura appare sostenuta da colonne scanalate dorate e vede la presenza di una grande quantità di decorazioni in forma di teste di cherubino, ghirlande, volute ed elementi decorativi a tema vegetale. In cima alla cupola è posta una statua interamente dorata del Cristo Redentore, mentre ai lati, su due piani, si trovano i quattro Dottori della Chiesa Latina. Al centro del piano sottostante si trova una rappresentazione dell'Incoronazione della Vergine. Ai lati di essa vi sono le statue di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista. Più esternamente quelle di Sant'Antonio Abate e di San Paolo l'Eremita. Il livello alla base è occupato dalla teca contenenti i resti di San Fortunato. L'altare si prolunga esternamente fino alle pareti laterali del presbiterio. L'accesso al retrostante coro è garantito da due passaggi, in origine chiusi da due porte e oggi da due tende. I due passaggi hanno la struttura di veri e propri portali con tanto, superiormente, di frontone barocco spezzato e sono sovrastati da due grandi statue completamente dorate raffiguranti San Michele Arcangelo mentre schiaccia il demonio (a sinistra) e San Raffaele Arcangelo raffigurato insieme a Tobiolo e il pesce (a destra). La parte inferiore delle pareti del coro sono occupate dagli stalli del coro, che dallo stile si direbbe risalire alla prima metà del diciassettesimo secolo. Le somiglianze con quello (certo più ricco e più decorato) della Basilica di San Marco sono evidenti. In particolare le file superiori di stalli hanno struttura molto simile, con i sostegni dei braccioli e i divisori quasi identici. E' poi in entrambi i casi presente la fascia decorativa alla sommità, con all'interno elementi decorativi a tema vegetale intervallati da teste di cherubino. La calotta sopra al coro è occupata da un affresco recente raffigurante le Pentecoste. Sulle pareti laterali si trovano affreschi raffiguranti scene della Passione. Quelli che erano presenti sulla parete di fondo furono staccati per fare spazio all'organo e sono quelli che, come spiegato, si trovano ora appesi in controfacciata. La parte superiore della parete di fondo, infine, è occupata da un affresco recente raffigurante Maria mediatrice della Misericordia. Il sacello, al piano inferiore, è la parte più antica del complesso. Esso è costituito da un vano quadrato in origine aperto su tre lati tramite doppi archi, oggi chiusi da porte di vetro. La copertura è costituita da una complessa e originale volta dodecagonale che utilizza, su base circolare, il principio costruttivo delle voltine a vela. Si tratta di una riproposizione di un modello costruttivo proveniente direttamente dall'architettura romana antica. Tutti gli elementi verticali, sia all'interno che all'esterno, sono separati dalle volte o da gli intradossi da una cornice. Pressoché tutte le superfici interne sono decorate con affreschi degli inizi del sedicesimo secolo, verosimilmente della scuola di Bernardino Luini. La volta vede rappresentati gli Apostoli, con Giuda però sostituito da San Paolo, separati da busti di sibille. Al centro si trova un Dio Padre benedicente al centro di un sole raggiante, non dipinto ma il legno e stucco dorati. Alle basi della volta si trovano fantasiose teste di mostro e foglie d'acanto color oro, a creare una mescolanza di elementi sacri e profani frequente tipico del primo rinascimento. Le superfici dei quattro pilastri angolari sono occupate da pannelli rettangolari, circondati da una una cornice di decorazioni a grottesche e raffiguranti santi e personaggi del Vangelo. Partendo dal pilastro a nordest, andando in senso orario, si hanno: San Giovanni Battista e Visitazione, Natività e San Rocco, Fuga in Egitto e Visitazione, Annunciazione e Natività. Gli intradossi degli archi di ingresso al sacello sono affrescati, con teste di cherubino e decorazioni a grottesche inserite all'interno delle cornici in rilievo. Al centro del sacello, più in basso di alcuni gradini, si trovano gli ugelli da cui in origine sgorgava l'acqua della fonte. Da un secolo e mezzo da essi sgorga però, come spiegato, acqua dell'acquedotto comunale. Dietro all'altare si trova un secondo vano, rettangolare, che una volta era la sagrestia. La sua volta è a botte, con vele di raccordo fra le pareti e linee di congiunzione fra le varie superfici sottolineate da modanature simulate. Tutte le superfici sono occupate da decorazioni monocrome rosse a grottesche, talvolta con al centro un sole raggiante. Sono questi gli affreschi più antichi presenti nel santuario, in quanto considerati di una quindicina d'anni antecedenti a quelli nel sacello. Sulla parete di fondo, all'interno di una cornice di marmo, si trova la Madonna della Fontana, una tela di grandi dimensioni raffigurante la Madonna con il Bambino affiancata dagli arcangeli Gabriele e Michele e circondata da putti. In basso sono poi presenti, a destra, Charles d'Amboise dolente con il padre generale dei Minimi Matteo da Messina e, a sinistra, ancora Charles d'Amboise, guarito e accompagnato da San Francesco da Paola. La tela è attribuita ad uno dei fratelli Campi e si pensa risalga alla seconda metà del sedicesimo secolo. Esternamente il sacello è affiancato da due piccoli chiostri, anche essi quadrati, con il lato sud orientale di essi che continua anche davanti al sacello. Le pareti esterne di questo hanno la struttura a pannelli con arco e oculo presente in tutte le parti più antiche. In origine anche le pareti esterne del sacello e le volte dei portici erano decorate con affreschi, con sopra ai primi anche un cartiglio con una descrizione della scena. Purtroppo di tali affreschi sono andati quasi completamente perduti.
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Categorie: Chiese / Edifici religiosi
Piazza Santa Maria alla Fontana, 11
20159 Milano |
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