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Chiesa di San Fedele
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Principali stili rappresentati: Rinascimentale - Barocco
Anche la Chiesa di San Fedele è molto poco visitata dai turisti, pur essendo una chiesa di grande valore storico e estetico e pur trovandosi nell'omonima piazza, proprio dietro alla piazza della Scala e a due passi da una delle entrata della Galleria Vittorio Emanuele.
STORIA La Chiesa di San Fedele venne costruita a partire dal 1569 per la Compagnia di Gesù, e rappresenta uno degli esempi più importante di architettura della Controriforma. I Gesuiti, ovvero gli appartenenti alla Compagnia di Gesù, fondata nel 1540 da Ignazio di Loyola, erano stati chiamati a Milano dall'arcivescovo Carlo Borromeo per mettere in atto le linee guida della riforma scaturita dal Concilio di Trento. Tipicamente i Gesuiti non costruiva monasteri o conventi, ma "case" nel centro delle città, ovvero una chiesa con annesse le strutture di servizio. Il Borromeo mise a disposizione dei Gesuiti il celebre architetto Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi, che realizzò uno dei più importanti architetture religiose del periodo della Controriforma, caratterizzata da grande monumentalità, specie considerando le modesta estensione del terreno disponibile per la sua edificazione. Nella progettazione della Chiesa di San Fedele, prima casa dei Gesuiti a Milano, il Tibaldi si attenne rigorosamente alle esigenze liturgiche stabilite dal Concilio di Trento e fatte proprie dall'ordine, prevedendo un edificio a navata unica, che esaltasse la centralità dell'altare per la celebrazione eucaristica e prevedesse un pulpito laterale per facilitare la predicazione. Alla chiesa venne affiancata una "casa professa" per cui accogliere i Gesuiti e gli spazi destinati alle loro attività. Il Tibaldi, coadiuvato dal gesuita Antonio della Porta, iniziò la costruzione della chiesa dalla navata. Egli però andò via nel 1586, e il suo posto venne preso da Martino Bassi e Aurelio Trezzi. Essi vennero poi a loro volta sostituiti da Francesco Maria Richini. A lui si devono il coro e la cripta, costruiti negli anni 1634-1635, la seconda su commissione dalla Congregazione del Santo Sepolcro. La cupola venne edificata ancora più tardi. Non si sa esattamente quando, ma probabilmente dopo la morte del Richini nel 1658. La chiesa venne comunque consacrata già nel 1579 dall'arcivescovo San Carlo Borromeo e aperta al culto. Nel 1773 la Compagnia di Gesù venne soppressa e così la Chiesa di San Fedele passò sotto al controllo dei canonici diocesani della vicina Chiesa di Santa Maria alla Scala. Quest'ultima venne demolita nel 1776 per fare posto alla costruzione del nuovo Teatro alla Scala voluto da Maria Teresa d'Austria, dopo che un incendio aveva distrutto il Teatro di Corte. Nel 1787 la Chiesa di San Fedele divenne così chiesa parrocchiale, con il titolo di Santa Maria della Scala in San Fedele, che è ancora oggi la sua denominazione esatta. Tutte le opere d'arte di rilievo presenti nella Chiesa di Santa Maria alla Scala si trovano oggi nella Chiesa di San Fedele. Nel 1834 furono rifatte le scale di accesso alla cripta, il pavimento del presbiterio e la sua balaustra in marmo. Venne inoltre realizzato dall'architetto Pietro Pestagalli l'altare maggiore secondo il modello cinquecentesco di altare a edicola presente nei disegni del Tibaldi per l'altare maggiore del Duomo. L'anno successivo egli fece realizzare le statue che ancora mancavano per completare la facciata (vedi oltre). I bombardamenti del 1943 distrussero gran parte del complesso, ma miracolosamente non danneggiarono la chiesa. Nel 1946 i Gesuiti vennero richiamati a Milano dall'arcivescovo Ildefonso Schuster, che li incarica di contribuire alla ricostruzione materiale, spirituale e culturale della città. Le loro attività sociali, pastorali e culturali fanno oggi capo alla Fondazione Culturale San Fedele, la cui sede comprende comprende anche un auditorium e la Galleria San Fedele, inaugurati nel 1968. Va aggiunto che la stessa Chiesa di San Fedele viene utilizzata come galleria d'arte, in quanto in essa non sono solo presenti opere d'arte antiche, ma anche opere d'arte contemporanee, integrate nella sua struttura e mescolate alle opere di epoche precedenti.
STRUTTURA La chiesa di San Fedele ha il lato destro visibile solo parzialmente, perché ad esso sono addossati altri edifici. La struttura generale della chiesa comprende un corpo principale a pianta rettangolare su cui posteriormente si innesta un secondo corpo rettangolare più piccolo, su cui, a sua volta, si innesta, sul fondo, l'abside semicircolare. Il transetto è non aggettante e non è presente alcun campanile. La facciata è interamente in pietra di Angera bianca ed è a due ordini di uguale larghezza, separati da un ampio cornicione ed entrambi scanditi verticalmente da colonne poggianti su alti plinti e con capitello corinzio nell'ordine inferiore e in stile composito nell'ordine superiore. La sezione centrale è più larga delle altre. Nell'ordine inferiore essa è occupata dall'imponente portale, in cui due colonne staccate dalla parete (tema stilistico, questo, che ricompare anche all'interno) sorreggono un frontone curvo riccamente decorato e che va ad invadere l'ordine superiore. Davanti al portone vi è un piccolo sagrato rialzato di alcuni gradini. E' cadendo su questi gradini all'inizio del 1873 che Alessandro Manzoni (raffigurato nella statua al centro della piazza su cui si affaccia la chiesa) riportò un trauma che lo avrebbe portato alla morte il 22 maggio dello stesso anno. Nell'ordine superiore la sezione centrale è invece occupata da un grande finestrone rettangolare, con cornice che richiama, in piccolo, la struttura del portale e con una balaustra a simulare un balcone. Le sezioni più esterne sono occupate da nicchie contenenti statue, tutte realizzate nel 1835. Le statue nell'ordine inferiore, realizzate da Gaetano Monti, raffigurano San Cristoforo e San Fedele. Quelle dell'ordine superiore raffigurano Re Davide (di Gaetano Manfredini) e il profeta Isaia (di Abbondio Sangiorgio). Le più interne sono invece occupate ognuna da una targa e da un bassorilievo. Il grande frontone alla sommità della facciata è occupato da un grande bassorilievo raffigurante l'Assunzione e opera di Gaetano Matteo Monti di Ravenna. Essendo la chiesa inserita nel contesto urbano, il Tibaldi progettò una parete laterale sinistra che fosse in sintonia con la monumentalità della facciata, alla quale si raccorda attraverso una colonna angolare. Anche essa è divisa in due ordini, con in entrambi un'alternanza di cornici contenti finestre con altre contenti nicchie intervallate da colonne sovrapposte a larghe lesene. Da notare che apparentemente il rivestimento esterno non venne mai completato. Infatti il presbiterio esternamente ha una struttura assai grezza in mattoni a vista. In mattoni a vista è anche l'ordine superiore della parte corrispondente al presbiterio, anche se quest'ultima potrebbe essere stata concepita così. Stando dietro alla chiesa si può vedere la cupola circolare. Essa è caratterizzata da un tamburo molto alto diviso in otto sezioni contenenti ognuna una grande finestra rettangolare circondata da una cornice in stile con quelle delle finestre del corpo principale. La calotta è nascosta da un tiburio, qui anche esso circolare e decorato con oculi ciechi ellittici. L'interno della Chiesa di San Fedele rispecchia pienamente i dettami del Concilio di Trento e si rifà al modello rappresentato dalla Chiesa del Gesù a Roma. Esso comprende quindi un'unica navata con bracci del transetto poco profondi, così che da ogni punto della chiesa fosse possibile ascoltare facilmente la predica che il prete teneva dal pulpito, proprio per questo posizionato al centro della parete interna sinistra. La navata si divide in due grandi campate quadrate con volta a vela. Al centro di ogni volta è presente un clipeo raggiato con al centro il monogramma sacro IHS, che corrisponde sia alle iniziali latine della dicitura “Gesù Salvatore degli uomini” (lesus Hominum Salvator), sia alle prime tre lettere greche maiuscole del nome “Gesù” (IH OUC). Da notare che all'interno della H non si trova la croce, ma Gesù Bambino. Le volte scaricano il peso su grandi colonne separate dalle pareti laterali, con capitello corinzio e poggianti su alti plinti. Gli arconi laterali e traversi sono sottolineati da una decorazione a cassettoni. Essi ritmano lo spazio interno in maniera omogena, ad eccezione del presbiterio che è separato dalla navata da un possente arco trionfale. Internamente le pareti sono scandite da lesene con capitello corinzio. Nelle pareti laterali fra di esse si alternano le cappelle laterali e spazi più stretti occupati inferiormente da nicchie contenti i confessionali (salvo subito a sinistra entrando, dove il confessionale è sostituito dal fonte battesimale) e superiormente da piccole cantorie a balconcino. La stessa suddivisione si osserva anche a livello della controfacciata, con al centro il portone di ingresso e lateralmente due nicchie con confessionali con sopra di essi due cantorie-balconcini. Le pareti sono separate dalle volte da due bande e da un cornicione assai sporgente che corrono lungo l'intero perimetro interno della chiesa. Nella grande lunetta di ognuno dei cinque archi presenti nella navata (due su ogni lato più quello in controfacciata) è presente una grande finestra rettangolare circondata da una cornice che ricorda un portale. Da notare, nella cornice della finestra in controfacciata, la statua di Gesù Bambino Pantocratore seduto al centro del frontone spezzato. I confessionali risalgono alla seconda metà del diciassettesimo secolo e vennero realizzati dai fratelli Gesuiti Taurino e sono in legno massiccio intagliato. Essi sono caratterizzati dalla presenza di formelle lignee con bassorilievi raffiguranti scene del Vecchio Testamento nella fila superiore e del Nuovo Testamento nella fila inferiore. In origine essi erano nove, ma quello che si trovava dove oggi si trova il fonte battesimale è stato trasformato in armadio e trasferito nell'anticamera della sagrestia. Il grande pulpito, attribuito a Daniele Ferrari, è in stile con i confessionali e particolarmente ricco di decorazioni. Nella coppa di sostegno tre clipei ovali contengono bassorilievi raffiguranti scena della Natività, della Crocifissione e della Resurrezione. Essi sono circondati da putti, teste di cherubino e decorazioni a tema vegetale. I tre lati della balaustra contengono tondi contenenti monogramma sacro IHS (con anche qui la croce sostituita da Gesù Bambino) affiancati da angeli adoranti. Anche il baldacchino è riccamente decorato, con la colomba simbolo dello spirito santo sulla faccia inferiore e una statua di Cristo Salvatore alla sommità. La Chiesa di San Fedele possiede due cappelle laterali per lati, tutte della medesima struttura: poco profonde, in quanto incassate nello spessore del muro, con volta a botte, separate dalla navata da una balaustra in marmo che sporge dentro alla navata e parete di fondo quasi completamente occupata dall'altare. La maggioranza degli altari delle cappella laterali furono, sembra, disegnati dallo stesso Tibaldi Prima cappella sinistra (Fig. 4): L'altare è in marmi policromi, con una prevalenza di marmo nero. Esso è arricchito da sottili dorature e inserti di marmo bianco con elementi decorativi a tema vegetale in rilievo. L'altare presenta una struttura architettonica. L'ancona comprende ai lati due colonne scanalate, con le scanalature evidenziate da dorature, su cui poggia una spessa trabeazione e, alla sommità, un frontone curvo con all'interno una testa di cherubino dorata. La base contiene, in una nicchia, una statua del Cristo morto. La pala d'altare raffigurante la Deposizione è della seconda metà del sedicesimo secolo ed è un'opera di Simone Peterzano. In origine si trovava nella Chiesa di Santa Maria della Scala. Immediatamente ai lati di essa si trovano due erme in marmo bianco con due busti (di profeti) recanti cartigli. La volta è decorata con una struttura a cassettoni arricchita da stucchi dorati. Le pareti laterali sono divise in cornici contenenti raffigurazioni di santi e decorazione di vario genere. Seconda cappella sinistra (Fig. 2): Cappella Spinola - Rezzonico. Presenta una struttura pressoché uguale alla precedente. Le differenze principali sono che l'altare comprende marmi di tonalità soprattutto grigie e rosse (da notare che la mensa e il tabernacolo furono rifatti nel 1885), le colonne laterali dell'altare sono rotonde e lisce e le due erme immediatamente ai lati della pala comprendono due angeli che abbracciano le colonne. Inoltre il frontone alla sommità dell'altare è triangolare e in gran parte dorato. Al centro dell'altare, circondata da una spessa cornice in legno decorata con bassorilievi e completamente dorata, si trova un affresco della Madonna con in braccio il Bambino, detto Madonna della Scala, perché anche esso proveniente dalla Chiesa di Santa Maria della Scala. L'affresco è della scuola di Bernardino Luini. Prima cappella destra (Fig. 5): Cappella di Sant'Ignazio. Venne completata solo intorno alla metà del diciottesimo secolo ed è l'unica cappella ad avere conservato la dedicazione originaria e a non avere subito modifiche. L'altare in marmi policromi, probabilmente progettato dall’architetto Fabio Mangone, vede la prevalenza di toni chiari nella base. Quattro colonne rotonde con capitello corinzio in bronzo sfalsate a coppie in profondità sostengono una trabeazione e un frontone triangolare in marmo bianco ricchi di decorazioni. Di notevole impatto visivo, nella lunetta, il tondo con il monogramma IHS (qui con la croce) circondato da raggi che vanno ad attraversare una cornice di nuvolette popolate da putti e teste di cherubino. Due angeli sono poi disposti ai lati, in piedi sul frontone. La pala al centro dell'altare, dipinta nel 1622 da Giovan Battista Crespi detto il Cerano, raffigura la Visione di Sant'Ignazio. Anche qui la volta è decorata a cassettoni. Le pareti laterali sono interamente ricoperte con marmi policromi e presentano, oltre a pannelli con bassorilievi e targhe, ognuna una nicchia con una statua di un santo gesuita (Luigi Gonzaga, a sinistra, e Stanislao Kostka, a destra). Seconda cappella destra (Fig. 3): Cappella della Guastalla. E' la cappella che stilisticamente colpisce maggiormente. In comune con le altre ha la struttura generale, comprendente volta a botte con decorazione a cassettoni e pareti laterali decorate con pannelli con cornici in stucco dorato e contenenti decorazioni in rilievo dorate oppure figure di santi (qui Pietro, Paolo, Maddalena e Marta), queste ultime dipinte da Ambrogio Figino. L'altare è anche qui in marmi policromi, con predominanza di marmi rossi. La mensa presenta un bel paliotto in scagliola. L'ancona comprende un alto zoccolo da cui partono due colonne rotonde in marmo rosso con capitello corinzio dorato. La particolarità è che le colonne appaiono disgiunte dalle loro basi e dai loro capitelli, nell'atto di cadere lateralmente, se non vi fossero i due angeli di due erme viste lateralmente a trattenerle abbracciandole. Le due colonne sostengono una trabeazione chiusa superiormente da un frontone arcuato. La pala è rappresentata da un grande bassorilievo, composto da 28 formelle in ceramica smaltata e invetriata, realizzata nel 1955 da Lucio Fontana e raffigurante l'Apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita Alacoque. In essa si riconoscono al centro Cristo con il cuore fiammeggiante, in basso a sinistra Santa Margherita inginocchiata e in alto a destra la facciata della Chiesa di San Fedele. La pala originaria era di Ambrogio Figino (1581-1587) e raffigurava l'Incoronazione di Maria. Essa venne dapprima sostituita con una Trasfigurazione e Santi di Bernardino Campi in collaborazione con Carlo Urbino (1565) proveniente da Santa Maria della Scala e nel 1956 dall'attuale opera di Fontana; entrambe le precedenti pale si trovano oggi nell'anticamera della sagrestia. Il battistero (Fig. 6), immediatamente a sinistra entrando, è della fine del diciannovesimo secolo. E' delimitato da una opulenta balaustra in marmi policromi. L'altare sul fondo, interamente in marmo bianco e decorato con un bassorilievo raffigurante il Battesimo di Cristo è del ventesimo secolo. Il presbiterio, delimitato da una balaustra in marmi policromi, coincide in pratica con la crociera. I due bracci del transetto sono in effetti appena accennati e sono approssimativamente profondi come le cappelle laterali, anche se sono molto più alti di esse. La parete di fondo del braccio sinistro del transetto è occupata da una grande tela di Agostino Santagostino del diciassettesimo secolo raffigurante San Carlo che trasporta le reliquie dei santi Fedele e Carpoforo. La parete del braccio destro è oggi occupata da un grande organo messo in sede nel 1734. Il grande altare maggiore in marmi policromi venne eretto nel 1835 in stile neoclassico da Pietro Pestagalli. Esso custodisce al suo interno le reliquie di San Fedele e San Carpoforo, martiri cristiani dei primi secoli, portate a Milano da San Carlo Borromeo nella seconda metà del Cinquecento. La base è arricchita da bassorilievi in marmo bianco (quello di sinistra raffigura il battesimo di Cristo) e di busti degli apostoli in cornici ottagonali. Sopra la mensa due grandi statue allegoriche della Fede e della Speranza sembrano vegliare sul grande tabernacolo cilindrico in legno dorato decorato con statue di profeti, posto su un sostegno composto dai simboli degli Evangelisti e sulla cui sommità siede una statua dell'agnello. Il tabernacolo si trova all'interno di un'edicola in marmi policromi composta da una base circolare da cui partono sei colonnine che sostengono una cupoletta con al vertice una statua di Cristo Risorto. Fra le colonnine si trovano statue degli Evangelisti. Davanti al tabernacolo si trova dal 2014 l'opera Corona di spine di Claudio Parmiggiani, realizzata con filo spinato e filo d'oro, mentre dal 2018 la base della mensa ospita la tavola Sepolcro glorioso di Ettore Frani. Da notare che l'altare contiene un piccolo vano esagonale, detto Santa Sanctorum e accessibile dal retro, in cui sono conservate importanti reliquie. La sua volta è stata dipinta nel 2015 da Nicola De Maria, a dare la composizione Gerusalemme Celeste. Sopra al presbiterio si erge la cupola, composta da un alto tamburo in cui sono presenti otto grandi finestre rettangolari circondati da una imponente cornice con in alto una testa di cherubino e alla base una finta balaustra a simulare un balconcino. La calotta è decorata con cornici contenti ognuna un fiore stilizzato in rilievo. I pennacchi sono decorati con le allegorie delle tre virtù teologali e della virtù della religione, dipinte da Luigi Cavenaghi nel 1918. L'abside è semicircolare. La parte inferiore delle sue pareti è occupata dal coro che in origine si trovava nella Chiesa di Santa Maria della Scala. Esso venne realizzato nel 1560. Comprende due file di stalli ed è caratterizzato dagli schienali dei sedili nella fila superiore, decorati con intarsi in legno, osso e madreperla raffiguranti scorci di una città ideale. L'autore rimane ignoto. L'abside presenta tre grandi finestre rettangolari circondati da imponenti cornici in stile con quelle presenti nella cupola. Fra il coro e le finestre sono presenti dal 1995 tre monocromi contemporanei che compongono l'opera Gerusalemme Celeste di David Simpson. La calotta del coro riprende gli elementi stilistici della cupola del presbiterio. Sotto al presbiterio e al coro si estende la cripta (Fig. 8), dedicata alla Passione di Cristo. Essa è accessibile attraverso due scale ai lati del presbiterio. Lo spazio a volte ribassate si regge su colonne in granito rosa di Baveno ed è circondato da pareti scandite da piatte lesene. L'altare barocco è in marmo bianco e nero e raffigura il Calvario. Un crocifisso di legno al centro è affiancato dalle statue della Madonna e di San Giovanni Evangelista. Ai lati in basso, due angeli in marmo compiangono il Cristo morto di Andrea Fantoni, scultura lignea del XVIII secolo conservato in una grande vetrina nella base dell'altare. In corrispondenza degli angoli del corpo centrale della cripta sono presenti otto nicchie contenti otto statue a grandezza naturale di angeli e di profeti. Sul lato opposto all'altare si apre un vano destinato a custodire le tombe di alcuni membri della famiglia degli Asburgo. Tale sacello venne aggiunto alla fine del diciottesimo secolo quando la Chiesa di San Fedele divenne cappella ducale. La cripta ospite numerose opere d'arte, sia antiche che moderne. Fra quelle antiche vanno in particolare menzionate: - Croce astile in rame dorato, argento, bronzo, gemme di cristallo di rocca, granato e vetro: Appesa al centro della cripta essa proviene dalla Chiesa di Santa Maria della Scala. Si tratta di una croce processionale realizzata nel periodo a cavallo fra quindicesimo e sedicesimo secolo. Spiccano all’intersezione dei bracci, da un lato una Crocifissione, dall’altro un Cristo Pantocratore. - Monumento funebre a Lorenzo Toscani: esso è inserito nella parete sinistra. Anche questa opera proviene dalla Chiesa di Santa Maria della Scala. Venne realizzata da Agostino Busti, detto il Bambaia, cui venne commissionata nel 1545. E' ciò che rimane di un monumento funebre più grande. Fra quelle moderne: - Via Crucis di Lucio Fontana: Essa è costituita da 14 formelle ovali in terracotta realizzate dall'artista nel 1957. Dal lato destro della cripta si può accedere ad una saletta contente numerose reliquie e oggetti liturgici. Da essa si può poi passare in un secondo vano contente una selezione delle opere donate dall'artista, architetto e designer Nanda Vigo. Da una porta a destra del presbiterio si accede all'antisagrestia. In questo vano sono conservate, come detto, le due pale d'altare che si sono alternate nella seconda cappella di destra prima dell'attuale e un confessionale trasformato in armadio. Dall'antisagrestia si accede da un lato alla pinacoteca, una saletta interamente occupata da opere pittoriche di artisti contemporanei. Dal lato opposto si va invece alla sagrestia. Vi si accede attraverso un suntuoso portale ligneo riccamente decorato che, oltre alla porta di accesso alla sagrestia comprende anche un lavabo per le abluzioni in marmo rosso (Fig. 9). La sagrestia (Fig. 10) di San Fedele rappresenta uno degli esempi di maggior pregio di sagrestia dell'epoca della Controriforma. Fu costruita nel terzo decennio del diciassettesimo secolo su progetto di Francesco M. Richini e rispetta in maniera precisa le Instructiones (Istruzioni sull’edilizia e la suppellettile ecclesiastica), redatte da Carlo Borromeo nel 1577. La sua volta è a botte, divisa in arcate. Queste sono decorate o con cornici rettangolari in stucco con al centro una testa di cherubino o una decorazione a tema vegetale, oppure con due angeli che reggono il monogramma IHS post al vertice dell'arcata. Le pareti sono quasi per intero occupate da grandi armadi in legno massiccio ricchissimi di decorazioni ad intaglio realizzati dal gesuita Daniele Ferrari. Su ogni lato gli armadi sono divisi in cinque sezioni, tre meno sporgenti e due più sporgenti. Al centro di ogni anta è presente il monogramma IHS, quasi non riconoscibile perché le lettere sono rappresentate sotto forma di aggregazioni di elementi decorativi a tema vegetale e teste di cherubino. Anche qui la croce è sostituita da Gesù Bambino Pantocratore. Tutti gli elementi strutturali strutturali principali degli armadi sono completamente coperti di intagli: putti, teste di cherubino, di leone e di ariete, elementi decoratici a tema vegetale e geometrico. Il bordo superiore degli armadi è arricchito da otto busti di gesuiti già beatificati o canonizzati nella prima metà del Seicento, intervallati da ventisei elementi decorativi a forma di fiaccola. Anche le due pareti corte sono completamente occupate da pannelli in legno decorato ad intaglio. In effetti la decorazione ad intaglio più importante si trova sopra all'ingresso ed è costituita da un bassorilievo raffigurante Gesù che parla alle folle. Merita infine di essere menzionato il lampadario, in stile con gli armadi e decorato con tre teste di ariete. Attraversando la sagrestia si accede alla cosiddetta Cappella delle Ballerine, che comunica all'altra estremità con l'abside. Essa comprende un vano rettangolare con due colonne disposte al centro e un piccolo presbiterio con l'altare. La cappella ospita varie lapidi e un affresco staccato (oggi pala dell'altare della cappella) detto Madonna dei Torriani, tutti provenienti dalla vicina Chiesa di San Giovanni decollato alle Case Rotte, chiusa nel 1874 e successivamente demolita. L'affresco è della fine del quattordicesimo secolo e raffigura una Madonna del Latte. Il nome della cappella deriva dal fatto che fino agli anni '80 del secolo scorso era tradizione che le ballerine del Teatro alla Scala prima di un debutto, deponessero un fiore davanti all'immagine della Madonna dei Torriani. La cappella ospita anche varie opere contemporanee, la più riconoscibile delle quali è sicuramente Ex voto del 2014, di Mimmo Paladino, costituita da scarpette da ballerina in bronzo argentato infisse con la punta nella parete. Per quanto la cappella possa apparire rinascimentale ad un primo sguardo, essa venne in effetti costruita alla fine del diciannovesimo secolo per accogliere la Madonna del Latte strappata dalla parete della chiesa di San Giovanni Decollato di cui si era programmata la demolizione. E in effetti vi sono vari dettagli stilistici che tradiscono che non si tratta di una struttura veramente rinascimentale: - La balaustra in marmi policromi con all'interno aperture a forma di ruota. - I mascheroni usati abbinati ai capitelli - L'elemento decorativo della rondella, ripetuto in grande quantità sulle lesene che scandiscono verticalmente l'altare. - Il fatto che vari elementi decorativi siano tagliati in corrispondenza di alcuni spigoli.
Merita infine una menzione particolare il Museo San Fedele, un museo che compenetra e utilizza la chiesa per creare un percorso artistico e religioso che comprende la cripta, la sacrestia, la cappella delle ballerine, più specifici spazi espositivi, al fine di esporre e rendere fruibili opere d’arte che spaziano dal XIV secolo al presente.
Vedere anche: sanfedeleartefede.it gesuiti_SanFedele.pdf
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Categorie: Chiese / Edifici religiosi
Piazza San Fedele, 4 20121 Milano |
Foto aggiuntive della Chiesa di San Fedele nella sezione Fotografia |